Il Tirreno

Pistoia

Chiusi 21 bar e ristoranti per i dipendenti al nero

Chiusi 21 bar e ristoranti per i dipendenti al nero

L’ispettorato fa multe salate ma le aziende non hanno i soldi per saldare In molte ditte si preferisce chiudere i battenti e lasciare in strada i lavoratori

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PISTOIA. Facce di una stessa medaglia: la crisi. Dilaga il fenomeno del lavoro nero, le aziende non pagano stipendi e Tfr, e neanche le sanzioni dell’Ispettorato del lavoro quando vengono portate alla luce delle irregolarità.

In quasi la metà (il 45%) della aziende controllate dagli ispettori della Direzione provinciale, coordinati dal dottor Antonio Zoina, sono state riscontrate irregolarità (503 su 1099). «La media nazionale - spiega Zoina - si attesta sul 50%, questo dato va letto in termini positivi perché è la probabile conseguenza dei controlli eseguiti dalla Direzione, ma è anche la conseguenza dell’introduzione di strumenti di flessibilità come i voucher e il lavoro a chiamata».

Lavoro nero. Un’escalation poco rassicurante. La percentuale di lavoratori in nero rispetto al totale di quelli trovati in condizioni di irregolarità è passata dal 37% del 2011 al 74% del 2013 (414 su 558). Aumenta il numero di lavoratori al nero di etnia cinese, che passano dai 53 del 2012 ai 68 del 2013, così come sono in crescita i provvedimenti di sospensione ad imprese gestite da cinesi (soprattutto nel settore tessile), che passano dalle 12 del 2012 alle 22 del 2013. Dimezzati invece, anche per effetto delle recenti sanatorie, i clandestini della manodopera al nero (solo 6, a fronte dei 14 dell’anno precedente). Particolarmente proficua l’azione di contrasto al lavoro nero condotta nei comuni della Piana dal Nucleo carabinieri della Direzione, diretti dal maresciallo capo Nicola Lentini, in collaborazione con l’Arma, che ha portato alla scoperta di ben 68 lavoratori completamente al nero e a 22 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale.L’attività ispettiva è stata indirizzata prevalentemente al lavoro nero: ha riguardato infatti circa il 70% dei controlli.

Aziende in crisi. Nel 20% dei casi (su 61 provvedimenti di sospensione) le aziende sospese non hanno nemmeno chiesto la revoca. Piuttosto che mettersi in regola, hanno preferito chiudere i battenti. «Sintomo - commenta Zoina - della gravità della crisi in atto». Il maggior numero di sospensioni nel settore manifatturiero (25 provvedimenti), seguito dai pubblici esercizi (21 provvedimenti). Solo 3 sospensioni nell’edilizia, comparto tradizionalmente a rischio, ma hanno lavorato così pochi cantieri che il numero risicato di provvedimenti è presto spiegato.

Sanzioni amministrative. È leggermente aumentato il numero delle sanzioni amministrative, passato dalle 2.480 del 2012 alle 2.813 dello scorso anno. Cresce però la difficoltà delle aziende a pagarle. La Provincia, infatti, sinora ha riscosso poco più di 211mila euro. Per il recupero del residuo sarà necessario ricorrere all’emissione dei ruoli esecutivi.

Stipendi. Sempre meno gli imprenditori che onorano i propri obblighi retributivi, anche a fronte di crediti certi, liquidi ed esigibili del dipendente. Più che raddoppiate le diffide accertative (82 nel 2012, 196 nel 2013), mentre sono triplicate le richieste da parte dei lavoratori alla Dtl di interventi a tutela dei propri diritti retributivi e previdenziali: sono passate dalle 170 del 2010 alle 429 del 2013. Cresce proporzionalmente il numero delle conciliazioni monocratiche: lo scorso anno hanno raggiunto il picco di 305, e nel 40% dei casi si sono concluse con l’accordo tra le parti. Le somme conciliate ammontano a 482.941 euro.

Tuttavia, a fronte di somme oggetto di diffide accertative per un milione e mezzo di euro, ai lavoratori sono stati pagati 25mila euro: il 2% delle somme oggetto di diffida o di conciliazione.

Tiziana Gori

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