Il Tirreno

Pistoia

Apre il Posto nero, una discoteca mai vista

I patron: a Pistoia mancava un posto per giovani, costretti ad emigrare per una serata di ballo

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PISTOIA. Non chiamatela discoteca. Qui non esiste “dress code”. Si entra col tacco dodici e con le infradito. In smoking e in tuta. Alla fine della fila d’ingresso non ci sarà nessuno a dirvi “tu sì, tu no” in base a un modello di scarpa, come ancora avviene in molti locali italiani.

“Il posto nero” di via Galvani, in Sant’Agostino, è una scatola da riempire e da costruire. Uno spazio espressivo senza etichette, partorito dal ventre di tre pistoiesi under 30: due soci, Jacopo Poli e Filippo Gori, e un direttore artistico, Raffaele Gori.

Si passa dalla serata elettronica del 14 febbraio, data dell’inaugurazione, alla festa della Baraonda Biancorossa del giorno dopo. Il 23 invece non stupitevi se sentirete nell’area, libere come solo le poesie sanno essere, le canzoni di De Andrè.

E poi: hip hop, hindie rock, rockabilly, commerciale.

E’ la nuova notte di Pistoia: «Quella che mancava da anni» spiega Poli. «Ci piace chiamarla un’ impresa titanica e coraggiosa, sicuramente un po’ folle, ed è la nostra risposta per la città, per i giovani che da qui sono costretti a spostarsi altrove in cerca di un locale notturno. E’ un’opportunità per tutti di divertirsi, di sentire della buona musica, di ballare. Ci saranno dj ma anche gruppi. E’ una scatola da riempire e completamente libera», come l’ingresso.

«Solo nel caso di ospiti “maggiori” metteremo la consumazione obbligatoria. Partiamo con le serate del venerdì e del sabato ma a breve saremo pronti per fare le classiche tre notti del weekend».

Si balla dalle 23 in poi. Il tarlo in testa ai due soci ha cominciato a radicarsi un anno fa: aprire il locale, o «spazio espressivo» come lo chiama il direttore artistico, che a Pistoia mancava. Tentare la sfida. Anche se nessuno dei padri del posto nero, dice Poli, era in cerca di lavoro. Anzi, a 25 anni Jacopo è già imprenditore, come gli altri due compagni di viaggio. Fa il tecnico audio luci e si occupa di impiantistica, ma quel tarlo era diventato troppo ingombrante per non farlo uscire dalla mente e trasformarlo in realtà. Lo hanno chiamato “Il posto nero” perché «neri son gli anni che attraversano i giovani in questo momento storico» dice Poli. Ma forse ci sono molte altre spiegazioni ancora da dare. Non per niente sulla loro pagina facebook citano Emil Cioran: «Se si avesse una certa tendenza ad assolvere il creatore, a considerare questo mondo come accettabile e anzi soddisfacente, bisognerebbe sempre fare le proprie riserve sull'uomo, il punto nero della creazione». Intanto, in vista dell’inaugurazione del 14 febbraio e dell’esordio dell’avventura, i due soci sperano «di parlare col Comune per far passare e sostare davanti al locale la navetta. Sarebbe bello – dice Jacopo – Se non fosse possibile ci organizzeremo da soli».

Beatrice Faragli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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