Sicurezza
«Griffe contraffatte? Qui solo abiti usati»
Respinge le accuse il titolare della “Emme in the World”, sequestrate solo poche decine di capi
MONTALE. Solo un’esigua parte delle dieci tonnellate complessive di abiti firmati usati sequestrati nell'ambito dell'operazione "Cencio griffato" è stata trovata all'interno della “Emme in the World “di via Guido Rossa, a Montale. E la procura di MIlano è ancora al lavoro per stabilire se tra questi vi siano o meno abiti firmati contraffatti. A precisarlo è Ciro Marseo, 68 anni, titolare dell'azienda montalese, che, con serenità, respinge ogni accusa, consapevole di poter dimostrare in pieno la propria estraneità ai fatti che gli vengono contestati.
«Un notevole e ingiusto attacco all'onorabilità di un’azienda che, con orgoglio ed onestà, opera da anni nel settore dell'abbigliamento usato» spiega .
L'operazione in questione è quella condotta dalla Polizia municipale di Milano, partita dai controlli effettuati nei mercati rionali del capoluogo lombardo, dove è stata verificata una massiccia presenza di abiti firmati contraffatti, in gran parte provenienti, secondo la procura, da Montale, Montemurlo e Prato. Circa 30mila capi di abbigliamento, per un valore stimato di un milione di euro, sono stati complessivamente sottoposti a sequestro.
Al riguardo, Ciro Marseo, precisando di non aver mai intrattenuto rapporti di lavoro con l'azienda di Montemurlo in cui sono anche stati trovati macchinari per la produzione – sospetta la procura milanese – di abiti contraffatti: sottolinea che sua azienda si limita a mettere in vendita a peso capi d'abbigliamento usati, abiti che, a sua volta, acquista a peso da altri fornitori al prezzo di appena 50 centesimi al chilo.
«La Emme in the World – aggiunge l'imprenditore montale – è una ditta specializzata nella selezione di indumenti usati che, dopo una prima fase di cernita, vengono posti sul mercato per la vendita».
E Marseo, senza nascondere un certo disappunto per l'approssimazione, a suo dire, con la quale le agenzie di stampa, da Milano, hanno diffuso la notizia dell'inchiesta, tiene a precisare che, viste le modalità con le quali la sua azienda si approvvigiona di merce, l'eventuale presenza di capi d'abbigliamento contraffatti tra quelli sequestrati nel suo capannone di Montale non gli sarebbe comunque imputabile: «Forse non tutti sanno che la Emme in the World, al pari di ogni altra azienda operante nel settore dell'abbigliamento usato, acquista e mette in commercio indumenti riciclati, ossia capi di abbigliamento della più svariata natura (scarpe, magliette, pantaloni…) in precedenza appartenuti a cittadini che se ne sono liberati gettandoli nei cassonetti di raccolta collocati in strada. In altri termini, l'azienda acquista indumenti usati, dei quali ignora la provenienza, che, prima di essere riciclati, erano divenuti veri e propri rifiuti e che, a tutto vantaggio della collettività, sia in termini economici che di tutela ambientale, vengono reimmessi in commercio anziché essere destinati al macero».
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