Il Tirreno

Pistoia

Affitti fantasma ai cinesi: 79 indagati

Affitti fantasma ai cinesi: 79 indagati

Inchiesta della Digos sull’immigrazione clandestina, sotto accusa anche l’ex dirigente comunale Evangelisti e un finanziere

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PISTOIA. Soldi facili. Per una singola finta residenza, l’organizzazione arrivava a pagare fino a 1.000-1.500 euro. Il compenso medio naturalmente scendeva per coloro che erano disponibili a dichiarare falsamente di aver affittato le abitazioni di loro proprietà a più di uno straniero, quasi tutti cinesi disposti a sborsare migliaia di euro pur di ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno, oppure per far immigrare in Italia i loro familiari.

Sono 79 i pistoiesi denunciati alla procura della Repubblica dagli investigatori della Digos di Pistoia, al termine di una lunga indagine nata più di quattro anni fa come filone bis di quella che, nell’aprile 2009, portò all’arresto di 11 persone per i reati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Tra coloro che furono sottoposti alla misura cautelare (già condannati anche in appello), anche l’ex consigliere comunale Pietro Mazzotta, l’ex volontario della Cisl Roberto Pastorelli e la dipendente dell’Ufficio anagrafe del Comune Lisetta Cobianchi.

Nome eccellente tra i 79 indagati di questa seconda fase dell’inchiesta è quello dell’ingegner Marcello Evangelisti, l’ex dirigente dell’Ufficio lavori pubblici del Comune arrestato nel giugno 2012 e attualmente imputato nel processo “Untouchables” per gli appalti pubblici pilotati. L’ex dirigente, così come la maggior parte degli altri denunciati, è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, di favoreggiamento della permanenza illecita di clandestini e di falso documentale (reati peri quali le pene previste vanno dai 4 ai 12 anni di reclusione).

Tra gli indagati anche un militare della Guardia di Finanza, all’epoca dei fatti contestati (2004-2008) in servizio a Pistoia ma da alcuni anni trasferito fuori regione. Ma mentre a carico del finanziere risulterebbe soltanto un finto affitto, nei confronti di Evangelisti gli investigatori avrebbero raccolto le prove relative ad alcune decine di casi in cui l’ex dirigente avrebbe dichiarato falsamente di aver affittato a cittadini cinesi gli appartamenti di sua prorietà, in particolare in palazzi di via Del Duca e di via Del Giglio.

Non tutti i 79 indagati sono cittadini residenti a Pistoia (alcuni anche stranieri) accusati di aver affittato fittiziamente le loro abitazioni. Alcuni sono anche piccoli imprenditori riucompensati dall’organizzazione per finti contratti di lavoro, indispensabili per consentire l’ingresso in Italia nell’ambito dei cosiddetti flussi migratori a numero chiuso.

I poliziotti della Digos, diretti dal vicequestore aggiunto Luigi Larotonda, hanno stimato in circa 500 gli stranieri a cui l’organizzazione sgominata nel 2009 ha fatto ottenere illecitamente i permessi di soggiorno. Un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro che, però, per andare avanti, aveva appunto bisogno della collaborazione di proprietari di case o ipotetici datori di lavoro. In base alla legge, infatti, l’avere una residenza in un certo comune è necessario sia per ottenere il rilascio o il rinnovo delpermesso di soggiorno che per chiedere il ricongiungimento dei propri familiari. Un contratto di lavoro (anche come badante) invece era necessario per entrare in Italia attraverso i flussi migratori contingentati.

Proprio l’ex consigliere comunale Mazzotta aveva il compito di reclutare proprietari di abitazioni disposti a guadagnare soldi facili. Nelle loro case, naturalmente, dei cinesi non vedevano mai neppure l’ombra, e spesso si assumevano anche l’incombenza di recapitare all’organizzazione la corrispondenza burocratica relativa alla regolarizazioneche a quell’indirizzo veniva recapitata agli affittuari fantasma. Quasi sempre, una volta ottenuto barando il permesso di soggiorno a Pistoia, i cinesi si trasferivano altrove, soprattutto a Prato.

Le indagini della Digos partirono nel 2008 proprio dalla constatazione, in questura, che tanti stranieri che si presentavano per ottenere il permesso di soggiorno avevano in comune sempre i soliti indirizzi di residenza.«Questo secondo filone di indagine – ha spiegato in conferenza stampa il vicequestore aggiunto Luigi Larotonda – ha richiesto molto più tempo rispetto alla prima tranche, in quanto i soggetti coinvolti erano tanti: c'erano da accertare le singole posizioni e quindi la rilevanza penale delle condotte di ciascuno di questi».

Massimo Donati

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