Prende a botte la moglie il giudice lo caccia di casa
Legge anti-femminicidio applicata a un 39enne artigiano di origini nigeriane arrestato dai poliziotti della Squadra volante per maltrattamenti in famiglia
PISTOIA. Come tutte le altre volte, complice l’alcol, è bastata una banale discussione per far divampare la sua ira. E la violenza. Prima gli schiaffi, poi i pugni, infine, nonostante l’intervento di un amico che ha cercato di riportarlo alla ragione, ha intrecciato le dita e, a due mani, ha sferrato una mazzata in testa alla moglie, facendole perdere i sensi. Era all’incirca mezzanotte e mezzo di venerdì quando nell’abitazione, alla periferia nord-est di Pistoia, è accorsa la polizia.
Arrestato per maltrattamenti in famiglia, l’uomo – un artigiano 39enne di origini nigeriane – è comparso ieri mattina davanti al giudice che, applicando la recente normativa contro il femminicidio, ne ha disposto l’immediato allontanamento dalla casa familiare, vietandogli inoltre di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla donna. Pena, un nuovo arresto. Il processo per direttissima è stato quindi rinviato al prossimo 20 febbraio, visto che gli avvocati dell’imputato hanno chiesto i termini a difesa. Nel frattempo l’artigiano, che è stato rimesso in libertà dopo la convalida dell’arresto in flagranza, andrà a vivere in un’altra casa.
In passato la moglie aveva già sporto querela contro di lui per i maltrattamenti subiti, in altre tre occasioni, per poi ritirarla tutte le volte, forse per paura, forse con la speranza che le cose potessero cambiare. Rispetto ad allora però nel nostro paese è cambiata la normativa, e la nuova legge (la 154 del 2013) introdotta lo scorso agosto non prevede più l’obbligo della denuncia della parte offesa per far scattare arresto e misure preventive. Proprio al fine di proteggere le vittime. Prima della sua entrata in vigore, infatti, non vi erano strumenti specifici (quando le esigenze cautelari non giustificassero la custodia in carcere) per evitare che, nelle more del procedimento penale, l'indagato per delitti commessi contro i componenti del nucleo familiare protraesse la propria condotta criminosa, magari intimidendo le vittime degli abusi. Adesso il giudice può ordinare all'imputato di lasciare immediatamente la casa familiare e, qualora sussistano esigenze di tutela dell'incolumità della persona offesa, può prescrivere il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa.
In stato di ebbrezza alcolica, venerdì sera il 39enne artigiano, che ha una piccola attività ben avviata, aveva cominciato a litigare con la moglie con il pretesto della cena, non di suo gradimento. E a breve, davanti ai loro tre figlioletti, l’uomo è passato dalle parole alle botte. La moglie ha telefonato a un amico del marito, che altre volte era riuscito a calmarlo, ma anche la presenza dell’uomo non è servita. E le violenze sono continuate. La donna ha perciò chiamato il 113.
Quando gli agenti della Squadra volante sono arrivati sul posto, la donna era priva di sensi, colpita dal cazzotto a due mani sulla testa. Accompagnata al pronto soccorso è stata poi dimessa con una prognosi di tre giorni, per il lieve trauma cranico e le ecchimosi al volto riscontrati dai medici. Il marito invece è stato portato in cella di sicurezza, in attesa del processo per direttissima.
Alla richiesta di allontanamento immediato dalla casa familiare proposta dal pm Giuseppe Grieco e adotatta dal giudice si sono associati anche gli avvocati difensori, per evitare al loro assistito le gravi conseguenze di altre eventuali denunce. (m.d.)
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