Sicurezza
Gare d’appalto pilotate nuova raffica di accuse
Finita l’inchiesta, procura pronta a chiedere il rinvio a giudizio per trenta indagati Associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta e falsità ideologica i reati
PISTOIA. I nomi sono più o meno gli stessi emersi nel giugno di due anni fa, quando le ordinanze cautelari disposte dal gip scossero come un terremoto l’intera provincia di Pistoia, e non solo. E le stesse sono anche le accuse, a vario titolo: associazione a delinquere, corruzione, turbativa d'asta, falso. Con l’invio degli avvisi di conclusione degli indagini agli indagati, si è chiuso formalmente il filone stralcio dell’inchiesta “Untouchables” sugli appalti pilotati, culminata nel giugno 2012 con l’arresto di 23 persone.
Un sisma giudiziario che aveva decapitato i vertici delle imprese edili più importanti della provincia, portando alla luce un accordo per la spartizione delle gare bandite da amministrazioni comunali, Provincia ed altri enti pubblici per l’assegnazione di lavori per milioni di euro. Tra le figure della presunta associazione a delinquere ritenute centrali dal pm Francesco Sottosanti, quella di Marcello Evangelisti, ex dirigente dell’Ufficio lavori pubblici del Comune di Pistoia, e quella di Roberto Riccomi, ex segretario del Psi, ritenuto promotore e organizzatore della stessa.
Ad inizio settimana il pm ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini a 30 persone, tra imprenditori, dirigenti pubblici e amministratori. Un atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Gli indagati, in base al codice di procedura penale, hanno adesso venti giorni per depositare una memoria difensiva o per chiedere di essere interrogati dal pubblico ministero al fine di fornire chiarimenti che potrebbero portare a un proscioglimento. Trascorso tale termine, il pm chiederà la fissazione dell’udienza preliminare davanti al gup del tribunale, chiamato a decidere se disporre o meno il processo.
Un processo bis che procederebbe in parallelo a quello già in corso davanti al tribunale collegiale con il rito immediato cautelare, che vede sul banco degli imputati 16 persone che al momento della richiesta avanzata dal pm erano sottoposte, appunto, a delle misure interdittive della libertà personale: nei loro confronti la procura riteneva di avere elementi di accusa tali da non dover seguire il normale iter giudiziario, saltando così l’udienza preliminare. Il processo riprenderà tra un paio di settimane.
Anche dopo l’inizio del processo per giudizio immediato, le indagini, affidate alla Digos della questura di Pistoia, hanno continuato ad andare avanti, con la concessione di ben tre proroghe da parte del gip. Accertamenti che hanno portato all’individuazione di altre gare di appalto ritenute pilotate dalla procura e di altre responsabilità da parte degli indagati: complessivamente sono 47 i nuovi capi di imputazione contestati.
Ad essere accusato di associazione a delinquere in questo nuovo avviso di chiusura delle indagini è solo Riccardo Gaddi, ex direttore generale della Provincia di Lucca, in concorso con 9 imputati del processo già in corso: Riccomi, Evangelisti, Mazzoni, Giordano Rosi, Roberto Vescovi, Conti, Fambrini, Filoni, Angiolo Orsi Spadoni.
Nuove accuse di corruzione rispetto al processo in corso sono state formalizzate invece per i dieci indagati già citati e per altri sette: Leopoldo Rosi, Michele Vescovi, Carlo Alberto Diddi, Christian Giovanni Diddi, Amos Chelucci, Patrizia Natalini e Riccardo Vespignani.
E per tutti loro il pm ha anche formalizzato nuove accuse inerenti al reato di turbata libertà degli incanti.
Per quanto riguarda nello specifico Marcello Evangelisti, sono 18 i capi di imputazione (tra corruzione, turbativa d’asta e falso) che lo coinvolgono direttamente.
Dieci dei capi di imputazione formulati dal pm Sottosanti riguardano direttamente le aziende coinvolte, ritenute responsabili in sede penale per alcuni reati commessi nel loro interesse da imputati che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione. Una responsabilità che si aggiunge a quella della persona fisica che si ritiene abbia materialmente compiuto il reato contestato.
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