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Pistoia

Abetone semi-isolata, operatori infuriati

Abetone semi-isolata, operatori infuriati

Le proteste di Danti, Galli e Formento: «Ignorati i nostri allarmi». I giovani scrivono a Napolitano

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ABETONE. La chiusura della Ss12 fa infuriare gli operatori turistici. «Ora possiamo anche chiudere – polemizza il sindaco di Abetone, Giampiero Danti – perché far girare gli impianti di risalita, con costi ingenti, se poi i turisti, tra frane e chiusure, si scoraggiano e restano a casa? O magari vanno in Trentino, dove le cose funzionano davvero». «La montagna è abbandonata per la viabilità – afferma Rolando Galli, impiantista e presidente del consorzio Apm– oltre ai problemi di sicurezza, ciò provoca ingenti danni economici e perdita d’immagine. Siamo ancora costretti ad utilizzare una strada costruita dal Granduca nel ’700. Da anni si parla di interventi strutturali, ma assistiamo solo a provvedimenti tampone. Non possiamo più attendere: imprese commerciali, strutture ricettive e impiantisti chiedono con forza un tavolo regionale per affrontare la questione in modo definitivo, con la costruzione di infrastrutture adeguate per evitare che il problema si riproponga ogni anno, con notevoli disagi in piena stagione sciistica». Andrea Tonarelli, 23 anni residente a Cutigliano, si appella al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. «I giovani dell'alta montagna pistoiese sono senza parole - scrive Tonarelli - si sentono orfani, abbandonati dalle istituzioni in cui hanno sempre creduto. Siamo bloccati da una frana, con una sola via secondaria che frana anch'essa ed un'altra via (la Sp20) che, dopo essere stata chiusa per mesi, è stata riaperta con mezza giornata di lavoro. Perché questi lavori non sono stati eseguiti prima, invece di aspettare l’emergenza? Prevenire è meglio che curare, ma le istituzioni preferiscono curare con uno spreco di soldi in più. I nostri politici salgono in montagna solo per le corse elettorali e, una volta ottenuta la poltrona, lasciarci nelle solite condizioni. Ma noi gente di montagna non ci arrendiamo, ci tiriamo su le maniche e ci rialziamo come sempre. Allora ci appelliamo a colui che salvaguarda l'integrità del nostro Paese e cerca di essere il nocchiere di questa nave in balia della tempesta, al nostro amato Presidente della Repubblica». «A fronte di un territorio che si sta sgretolando - scrive Andrea Formento, delegato ai territori montani per Confindustria - nel disinteresse di quanti lo dovrebbero presidiare e tutelare, ci chiediamo se abbiano senso i nostri sforzi per promuovere un comprensorio che, dotato di grandi potenzialità, è privo di quel sostegno minimo rappresentato dalla manutenzione e messa in sicurezza che sono il prerequisito minimo di ogni azione di valorizzazione del territorio. Ora più che mai la nostra montagna ha bisogno di fatti». (e.v.)

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