Il dolore
«Stipendi da favola a pochi dirigenti»
L’Intersindacale attacca l’Asl: giovani medici penalizzati e multi-incarichi a pochi, con retribuzioni superiori alla direzione
PISTOIA. «Un’organizzazione del lavoro nel nuovo ospedale che mette quotidianamente a disagio i dipendenti Asl». E una programmazione delle assunzioni «confusa», che secondo l’Intersindacale penalizza i giovani e precari. Spara a zero sull’Asl l’intersindacale medica.
E lo fa anche sugli stipendi.Mentre «si continuano a mantenere aggregazioni di multi-incarichi fiduciari a singoli dirigenti che dovrebbero essere in grado di gestire contemporaneamente strutture e funzioni estremamente impegnative anche afferenti ad aree diverse». Il risultato? «Livelli retributivi (stipendi, ndr) estremamente elevati ad un pugno di dirigenti». Nei mesi scorsi Il Tirreno ha pubblicato gli stipendi dei dirigenti medici Asl (visibili anche sul sito dell’Azienda). Il monte stipendi è sceso da circa 41milioni di euro del 2011 a 39 milioni di euro del 2012, per il minor numero di dirigenti. Ma in molti singoli casi i singoli livelli retributivi sono aumentati, e in alcuni - quelli che l’Intersindacale chiama appunto “fiduciari” - superano «quelli degli stessi direttori della direzione aziendale». A fianco esempi di alcuni stipendi elargiti ai dirigenti.
L’Intersindacale si riserva di fare ricorso a manifestazioni pubbliche «anche eclatanti» a difesa dell'occupazione, del precariato e dei colleghi più giovani. Cogliendo l'occasione per evidenziare che livelli analoghi di malessere sono emersi anche intorno al nuovo ospedale di Prato. «La divisione che è stata inserita e consolidata fra le componenti gestionali ed i clinici è sicuramente uno degli elementi di debolezza dell'aziendalizzazione ed una delle cause che ha fatto scivolare il Sistema sanitario toscano al sesto posto nel Rapporto 2013 dell'Università Bocconi (Rapporto Oasi 2013) dopo Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Umbria e Lombardia.
Nella gestione delle risorse umane, l’Intersindacale richiama l’Azienda alla «corretta applicazione delle norme contrattuali e all’implementazione di percorsi di sviluppo delle competenze». Su entrambi i fronti l’attuale direzione non è stata in grado di fornire fino ad oggi risposte adeguate. «Ha continuato ad agire secondo logiche ragionieristiche di solo risparmio e non attraverso la costruzione di un legame strettissimo fra i bisogni di salute dei cittadini e gli investimenti da effettuare».
Nel nuovo ospedale, ripete da mesi il sindacato dei medici, c’è carenza di personale. Accessi al Pronto soccorso e ricoveri sono in aumento, a fronte di una disponibilità di posti letto pressoché identica al Ceppo e di personale in numero insufficiente alle accresciute esigenze. «La direzione sta procedendo in modo confuso alle assunzioni, con una programmazione messa a punto su criteri non noti. Non sta agendo in maniera conforme a quanto si sta delineando in sanità con il decreto 101, nella parte che attiene alla stabilizzazione dei precari. Non ha ancora risolto la storica penalizzazione dei medici più giovani, ai quali viene di fatto disconosciuto il peso della specificità professionale, e di conseguenza la possibilità di sviluppo delle competenze». Uno scenario che riguarderebbe «ormai la sola Azienda pistoiese» e che sarebbe aggravato da «un investimento risibile in formazione e dall’applicazione di un ventaglio di regole che ne ostacolano in tutti i modi la fruizione».
«Al contrario - mette in evidenza l’Intersindacale - nei livelli più elevati del management aziendale si continuano a mantenere aggregazioni di multi-incarichi “fiduciari” a singoli dirigenti, che dovrebbero essere in grado di gestire contemporaneamente strutture e funzioni estremamente impegnative, anche afferenti ad aree diverse (dalla prevenzione allo staff della direzione aziendale, alla qualità, alla direzione sanitaria, alla promozione della salute ecc.), a dimostrazione di uno straordinario eclettismo di qualcuno o dell’assoluta inutilità di alcuni incarichi stessi. Di fatto - è l’accusa - questo profilo aziendale è risultato utile a generare un altro paradosso: la corresponsione di livelli retributivi estremamente elevati ad un pugno di dirigenti. In più, a fronte dell’incapacità di innovare il ruolo dei primari, si è scelto di lasciare le strutture che fanno assistenza nell’ospedale con una percentuale elevatissima di incarichi precari e a termine».
Tiziana Gori
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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