Il Tirreno

Pistoia

«Più sereni dopo l’incontro con il pm»

«Più sereni dopo l’incontro con il pm»

In procura i genitori di Mattia Pierinelli, il bambino di nove mesi morto quattro anni fa per sindrome da scuotimento

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PISTOIA. Mamma Caterina esce con gli occhi lucidi dalla stanza del pubblico ministero. È tra l’avvocato Maurilio D’Angelo e il marito, Riccardo Pierinelli. Un attimo, e poi fa un cenno con la testa: «Tutto bene» sussurra. Lei e il marito annuiscono, mentre l’avvocato annuncia che «è stato avviato quel rapporto di collaborazione auspicato», e che dal colloquio con il procuratore facente funzione Giuseppe Grieco e il pm Claudio Curreli, titolare dell’inchiesta penale sulla morte del piccolo Mattia, la famiglia è uscita «rasserenata». Niente di più. Su consiglio della stessa procura, nell’interesse della famiglia e della prosecuzione dell’inchiesta, i magistrati hanno chiesto che sul colloquio sia mantenuto il «massimo riserbo». Ma è serenità, fiducia, quella con cui i coniugi Pierinelli hanno lasciato la stanza di Curreli.

Non era un esito scontato, viste le dichiarazioni di fuoco espresse da Caterina e dal marito contro la procura di Pistoia, accusata di non aver cercato a sufficienza la verità sul caso di Mattia. Dichiarazioni alle quali il procuratore Giuseppe Grieco replicò il giorno dopo difendendo la correttezza del proprio ufficio. E proprio ricordando le parole di Grieco, si può ragionevolmente pensare che la procura abbia innanzitutto rassicurato i coniugi e il loro avvocato sull’attenzione riservata al caso.

Caterina e Riccardo Pierinelli chiedono di conoscere la verità sul loro Mattia, morto a 9 mesi il 7 dicembre 2009, all’ospedale Meyer di Firenze, dopo 5 giorni di coma. Una prima perizia ha stabilito che è morto per un trauma “non accidentale”, per sindrome da scuotimento. Secondo la perizia d’ufficio chiesta in seguito dal tribunale civile (dopo la causa penale i Pierinelli hanno presentato una richiesta di risarcimento danni nei confronti del Comune) e redatta da due esperti dell’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, lo scuotimento sarebbe avvenuto “in orario vicino all’ora della prima tac al Meyer, le 13,47”. Quindi, è la tesi della famiglia Pierinelli e del loro legale, quando Mattia si trovava nell’asilo comunale Lago Mago.

Anche la procura, per voce di Giuseppe Grieco, ha espresso soddisfazione per l’incontro di ieri mattina. «Un incontro chiarificatore, importante perché è servito a superare le incomprensioni nate unicamente da una carenza di comunicazione – spiega il magistrato – È servito anche per conoscerci personalmente e penso che ciò abbia fatto piacere alla famiglia Pierinelli. Sul piano essenzialmente umano è stata aperta una porta che è servita a rasserenare tutti».

Probabilmente, quando parla di carenza di comunicazione, Grieco si riferisce anche agli equivoci sorti dopo che il pm Curreli ha presentato al gip la seconda richiesta di archiviazione: in quel momento la procura non era a conoscenza della perizia che stava per essere depositata in sede di procedimento civile, non era stata informata.

Bisogna ricordare che la Corte di Cassazione, in seguito al ricorso presentato dall’avvocato D’Angelo, aveva annullato unicamente per un difetto di notifica l’archiviazione disposta dal gip del tribunale di Pistoia. E aveva rispedito il fascicolo al pm Curreli affinché riproponesse la sua richiesta adempiendo questa volta anche all’obbligo di notificare alle parti offese la sua decisione.

In quel momento per il pm niente era cambiato rispetto ai motivi che lo avevano spinto ad archiviare il caso la prima volta: secondo gli esperti da lui consultati non sarebbe stato possibile accertare con sicurezza l’ora dello “scuotimento”. E, di conseguenza, individuare un “colpevole”.

Così aveva riproposto la richiesta di archiviazione, questa volta, però, respinta dal gip, che aveva ordinato al pm di andare avanti con le indagini: opponendosi alla richiesta, la famiglia lo aveva infatti informato della perizia dei medici del Gaslini.

Perizia che, adesso, una volta depositata ufficialmente al tribunale civile, anche il pubblico ministero Claudio Curreli ha acquisito tra i suoi atti e in base alla quale ha deciso di procedere ad ulteriori accertamenti. Cosa che probabilmente avrebbe fatto prima di reiterare la sua richiesta di archiviazione se non vi fosse stata quella carenza di comunicazione a cui ha accennato il procuratore Grieco. (t.g.-m.d.)

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