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Pistoia

Lotti, l’omicidio è un caso politico

 Lotti, l’omicidio è un caso politico

Interrogazione di 3 consiglieri di Fratelli d’Italia in Regione: cure e sicurezza vanno garantite

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PISTOIA. Com’è possibile che un paziente con gravi problemi mentali come Gianluca Lotti sia stato inserito in una semplice casa famiglia e non in una comunità terapeutica? Lo chiedono i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, Paolo Marcheschi e Marina Staccioli. Il riferimento è alla tragedia del 17 gennaio scorso, quando Lotti, 38 anni, ha massacrato a colpi d’ascia il compagno di camera, nella casa famiglia di Massa e Cozzile gestita dall’associazione “Un popolo in cammino”. Lotti aveva da poco finito di scontare una lunga pena per l’omicidio a bastonate, nel 1998, della fidanzata.

«Vogliamo che la Regione spieghi ai cittadini – scrivono i tre consiglieri regionali – in che modo intenda intervenire per garantire un’adeguata cura ai malati mentali e per garantire la sicurezza degli operatori e delle persone ad essi vicine. Episodi come quello avvenuto nei giorni scorsi nella casa famiglia di Massa e Cozzile non devono più verificarsi».

I consiglieri regionali in una interrogazione chiedono «come sia stato possibile l’inserimento di un paziente così grave in una casa famiglia e non in una comunità terapeutica, con operatori in grado di rendersi conto della situazione e di cogliere i segnali del precipitare della stessa, e come mai in Valdinievole non ci siano le strutture residenziali terapeutico- riabilitative previste dalle leggi regionali».

I tre consiglieri ricordano che Lotti, dopo l’omicidio del 1998 e il riconoscimento della seminfermità mentale «fu condannato a 16 anni di carcere e, dimesso recentemente dopo anni di ospedale psichiatrico giudiziario e carcere, seguito dal Dipartimento salute mentale Asl 3, era stato affidato a questa struttura a bassa intensità di cura con la presenza di operatori a fascia oraria e sulla base di progetti specifici descritti nei programmi riabilitativi personalizzati degli utenti inseriti. Lo stesso dottor Vito D’Anza, responsabile del servizio di psichiatria Asl 3, ha dichiarato che la misura di sicurezza alla quale era sottoposto Lotti era blanda ed assimilabile alla libertà vigilata e che, quando fu fatta la valutazione in accordo con i colleghi dell’ Opg e di Firenze sul suo trasferimento in casa famiglia, gli psichiatri non hanno deciso da soli, ma con un' autorizzazione giudiziaria».

«Da anni – continuano i tre consiglieri – i pazienti ricoverati a Pistoia non usufruiscono della presenza del medico psichiatra durante la notte. Questa grave anomalia è stata aggravata dall’apertura del centro di salute mentale nei giorni festivi: con tale cambiamento, infatti, lo psichiatra viene dirottato, già dal sabato pomeriggio, dal reparto psichiatrico ospedaliero, al Csm e sul territorio, quindi fuori dal contesto ospedaliero».

In conclusione, Donzelli, Marcheschi e Staccioli sollecitano la Regione a «mettere in moto ogni iniziativa di sua competenza per verificare la situazione organizzativa nel dipartimento di salute mentale di Pistoia. La delicatezza della materia, vedi il caso Kabobo a Milano, non può andare a detrimento della necessaria fermezza e rigore».

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