Il Tirreno

Pistoia

Crisi, continua la strage di imprese

di Fabio Calamati

Nel 2013 hanno chiuso i battenti 2.341 imprenditori e solo 2.157 hanno aperto: la provincia è ultima in Toscana

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PISTOIA. Le cifre dell’anagrafe provinciale delle imprese nel 2013, appena sfornate dal sistema Starnet delle Camere di commercio, ribadiscono una realtà amara per Pistoia: nella nostra provincia non si riescono a vedere i segnali di una fine della crisi o almeno di un arresto della caduta. Altrove in Toscana qualche indicatore ricomincia a migliorare, ma qui il termometro dell’economia si ostina a segnare gelo polare.

I dati in questione sono quelli delle iscrizioni e delle cessazioni di imprese nel corso del 2013. In provincia si sono iscritte 2.157 nuove imprese (8 meno dello scorso anno) e se ne sono cancellate 2.341, vale a dire 119 in più. Il saldo negativo è quindi schizzato a - 184 (dal -57 che aveva concluso il 2012) e già questo è un dato eloquente, nel momento in cui in Italia il saldo 2013 è positivo (+18.911 aziende) e in Toscana avviene lo stesso per 7 province su 10. Tra quelle che chiudono in negativo Lucca fa ancora peggio di Pistoia, con -193 aziende. Ma in proporzione al totale delle imprese attive (più numerose a Lucca) la situazione pistoiese è la peggiore in assoluto: come si può vedere dalla tabella in questa stessa pagina, considerando il tasso di crescita (meglio: di decrescita) Pistoia è l’ultima provincia della Toscana.

Evidentemente la struttura produttiva della provincia, basata su produzioni mature e su esportazioni mirate soprattutto ai paesi dell’Euro (dove la domanda ristagna) fa fatica ad agganciare i primi treni della ripresa. Tanto più se “locomotive” tradizionali come il vivaismo vivono un momento di difficoltà e anche un caposaldo della meccanica come AnsaldoBreda non offre certo garanzie solide su una tenuta a medio termine della produzione.

Per uno sguardo più dettagliato sul movimento delle imprese per settore a fine 2013 occorrerà attendere i dati disaggregati di Unioncamere. Per intanto sono disponibili quelli aggiornati al terzo trimestre dell’anno, che indicavano già delle tendenze ben chiare.

Particolarmente difficile, a settembre 2013, risultava la situazione del settore delle costruzioni, che registrava un tasso di crescita del -3,5%, in particolare per le imprese artigiane del settore. In flessione anche il comparto “agricoltura, silvicoltura, pesca”, con ben 208 imprese cessate a fronte di 82 nuove iscritte. Il tasso di crescita negativo è del 3,6%.

In crisi, ovviamente, anche le imprese manifatturiere nel loro complesso. In particolare il distretto del mobile quarratino, che faceva segnare un tasso negativo del 3,9%. Male anche la fabbricazione di articoli in pelle e le industrie tessili.

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