La manifestazione
Breda, l’ultima speranza ora è Letta
Il sottosegretario De Vincenti: «Sull’azienda un confronto entro fine gennaio con la presidenza del Consiglio»
PISTOIA. Dopo che l’amministratore delegato di Finmeccanica, Alessandro Pansa, ha confermato in commissione attività produttive della volontà di abbandonare il settore civile, lo stato di allerta in città sul futuro di AnsaldoBreda è ai massimi livelli. Non si sottraggono ai commenti né la presidente della Provincia Federica Fratoni, né la deputata del Pd Caterina Bini. Nè, soprattutto, i sindacati e le Rsu della Breda.
L’attesa è ai prossimi giorni, ed è un’attesa quanto mai densa di significato: «Nell’incontro di due giorni fa al Ministero dello sviluppo economico con le segreterie confederali - annuncia Paolo Mattii, segretario provinciale Fiom Cgil - il sottosegretario Claudio De Vincenti - ha promesso il suo impegno per organizzare un incontro con la presidenza del Consiglio dei ministri». Su Letta, in prima persona, sono riposte le attese dell’azienda e delle istituzioni pistoiesi. Poche settimane fa il consiglio comunale ha approvato una mozione in cui chiede che il presidente del Consiglio faccia da interlocutore diretto nella vicenda AnsaldoBreda e il sindaco Samuele Bertinelli ha avuto in seguito diversi contatti con i suoi consiglieri economici.
Pansa ha spiegato che Finmeccanica vuole puntare sulle aziende del gruppo dedite all’alta tecnologia (aviazione, elettronica, difesa, elicotteri) e di voler trovare acquirenti per i settori energia e trasporti. Necessitano di troppi investimenti (Finmeccanica ha stanziato un miliardo e mezzo di euro negli ultimi dieci anni per ripianare i debiti di AnsaldoBreda, e l’ad non ha intenzione di metterne altri) e sono troppo piccole per competere a livello internazionale. «Il più piccolo stabilimento dei concorrenti di Breda è più grande del più grande stabilimento del nostro gruppo, a Pistoia». Difficile competere in questi condizioni, sostiene Pansa. Siemens e Alstom hanno ricavi medi annui compresi tra i 4 e i 5 miliardi di euro, Breda sui 500 milioni. L’obiettivo, ha spiegato Pansa, «non è spezzettare il gruppo ma concentrarlo all’interno di quei 14-15 miliardi di ricavi dei settori aerospazio e difesa». La soluzione è quindi «un acquirente». Peccato, ironizzano i rappresentanti dei lavoratori, che «a fare danni ad AnsaldoBreda sia stato proprio il management scelto da Finmeccanica». Un management, è stato ribadito più volte, negli ultimi dieci anni non all’altezza, perlomeno fino all’arrivo di Manfellotto. «Il settore ferroviario - afferma Gianluca Zanetti, Rsu Fiom Cgil - è, a livello globale, in crescita. Il lavoro c’è, abbiamo bisogno di qualcuno che ci creda e faccia investimenti. Dove trovare le risorse? Si tratta di scelte: il governo ha detto a più riprese di non voler dismettere il patrimonio costituito da AnsaldoBreda. Lo aspettiamo alla prova dei fatti. De Vincenti ha assicurato il suo impegno per farci incontrare Letta entro fine gennaio. E a questo punto, è un incontro non più rinviabile».
La pensa allo stesso modo Paolo Mattii: «Le dichiarazioni di Pansa non sono una novità, ma il management di AnsaldoBreda viene nominato da Finmeccanica, e in questi anni è completamente mancata una strategia industriale. Gli investimenti sono stati finalizzati alla commessa in atto in quel momento. Non abbiamo preclusioni ad una partnership, se finalizzata alla crescita, al rilancio e alla presentazione di un piano industriale».
Tiziana Gori
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