La manifestazione
Una città che esce con le ossa rotte
PISTOIA. La trasmissione di ieri sera su La 7 ha vissuto di varie momenti. Si è iniziato con i bambini morti di tumore nella terra dei Fuochi e si è proseguito con le violenze negli asili di Pistoia....
PISTOIA. La trasmissione di ieri sera su La 7 ha vissuto di varie momenti. Si è iniziato con i bambini morti di tumore nella terra dei Fuochi e si è proseguito con le violenze negli asili di Pistoia.
L’inviato di Linea Gialla ha cercato anche di intervistare Elena Pesce, una delle due maestre condannate per il Cip Ciop e ancora residente a Pistoia. Prima ha suonato a casa, poi l’ha tampinata mentre saliva in auto. Alla fine si è accontentata di poche battute della madre di Elena, che in qualche modo accusa i genitori dei piccoli maltrattati di avere praticamente abbandonato i figli per troppe ore nelle mani delle maestre.
Di Anna Laura Scuderi, come conferma lo stesso programma, nessuna traccia in città. Lei - la titolare dell’asilo privato – si è trasferita in altra città.
Di Pistoia si ironizza che l’Unicef l’abbia proclamata città amica dei bambini.
Una mamma rivela in tv di incrociare spesso Elena Pesce. «La guarda e lei mi risponde con un’aria di sfida».
Alla trasmissione partecipa anche Ilaria Maggi, la presidente dell’associazione «La via dei colori. Una onlus nata per seguire i genitori del caso Cip Ciop che in questo momento segue anche il caso di Mattia Perinelli.
Qualcuno insinua in studio che sul caso «Cip Ciop ci sia un deficit di controllo familiare». Che poi sono le stesse cose dette tempo fa dal sindaco, ma che Bertinelli ha dovuto poi in qualche modo rimangiarsi dopo le proteste di alcune mamme.
Ed in effetti nel corso del programma non c’è stato un momento in cui si sia levata una voce a favore di Pistoia, della tanta gente seria e brava che lavora nelle scuole.
Ma non aiuta a rendere meno teso il clima l’ultima mossa dell’avvocato del Comune che alla causa civile sulla morte di Mattia ha ulteriormente allungato i tempi della sentenza con un cavillo. Come se la causa fosse uno sfratto ed il cliente del legale non un semplice privato, ma la più importante istituzione cittadina. Ed il caso Mattia, purtroppo, è soltanto all’inizio.
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