Sicurezza
Perizia psichiatrica sul pluriomicida
Il pm chiederà al gip l’incidente probatorio. Intanto Gianluca Lotti sarà trasferito in isolamento nel carcere di Prato
PISTOIA. Sarà sottoposto ad una perizia psichiatrica Gianluca Lotti, il pluriomicida in carcere dallo scorso venerdì per aver massacrato a colpi d’ascia il compagno di stanza in una casa famiglia di Massa e Cozzile. Il pm titolare dell’inchiesta sull’omicidio, Luigi Boccia, ha deciso infatti di chiedere al gip del tribunale, anche su sollecitazione dell’avvocato difensore, un incidente probatorio al fine di valutare al più presto la capacità di intendere e di volere del 38enne assassino pistoiese. Grazie all’istituto dell’incidente probatorio, la consulenza psichiatrica potrà poi essere utilizzata come prova durante il futuro processo, fotografando con la sua tempestività quella che è l’attuale condizione mentale dell’indagato.
Intanto, Gianluca Lotti sarà trasferito a breve dalla casa circondariale di Pistoia, dove si trova in isolamento, al carcere di Prato, dotato di una sezione di massima sicurezza giudicata più idonea ad ospitarlo e a garantire la sua incolumità e quella degli altri detenuti. Il pm Boccia ha già dato il proprio consenso all’amministrazione penitenziaria.
Dopo la confessione resa poche ore dopo l'arresto, Lotti, che nel 1998 aveva già massacrato a colpi di spranga la fidanzata Silvia Gianni, ha risposto anche alle domande del giudice delle indagini preliminari Alessandro Buzzegoli, nel corso dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto lunedì mattina in Santa Caterina in Brana. L’uono è accusato di omicidio premeditato aggravato dai futili motivi: non sopportava il fatto che la vittima, Massimo Tar5abori, 53 anni, di Pescia, gli desse degli ordini e, per questo, a suo dire, già da giorni aveva deciso di ucciderlo.
Praticamente obbligata la linea che l'avvocato difensore Cecilia Turco dovrebbe seguire: chiedere il rito abbreviato subordinato all’espletamento della perizia psichiatrica, con l’obbiettivo del riconoscimento della totale infermità mentale. Quell'infermità mentale, con conseguente pericolosità sociale, che non gli hanno diagnosticato gli psichiatri in base alla cui valutazione, nell'ottobre scorso, Lotti aveva potuto lasciare la struttura protetta detentiva in cui si trovava a Firenze per iniziare il proprio percorso riabilitativo nella casa famiglia valdinievolina, dove si trovava sottoposto unicamente agli obblighi della libertà vigilata.
Come lui stesso, con glaciale puntualità, in un resoconto privo di qualunque coinvolgimento, ha spiegato al gip, già da giorni aveva preso forma in lui la volontà di uccidere il compagno di stanza. Un'idea che gli si formava in testa durante il giorno ma che poi «di sera, quando andavo a letto, svaniva» ha detto. Ma alla fine, «come in una pentola che bolle il coperchio è saltato via».
»Non ci ho visto più» ha spiegato ancora al giudice, consapevole di aver fatto una cosa sbagliata ma non del male che ha causato. «Purtroppo ora è tardi, ma adesso sto bene e voglio tornare quello che ero» ha aggiunto. (m.d.)
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