Il Tirreno

Pistoia

«Massimo è morto, qualcuno ha sbagliato»

«Massimo è morto, qualcuno ha sbagliato»

I parenti si sfogano ai funerali della vittima della casa-famiglia: di chi è la responsabilità?

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PESCIA. Si sono svolti ieri, nella chiesa di San Francesco, i funerali di Massimo Tarabori, l'uomo ucciso a colpi di accetta dal compagno di stanza, nella casa famiglia dell’associazione “Un popolo in cammino”, a Massa e Cozzile. Una cerimonia molto intima, alla quale hanno partecipato pochi amici stretti e i parenti.

Fuori dalla chiesa la gente non può fare a meno di commentare la fine atroce che è toccata a Massimo, che tutti descrivono come una persona buona, dal carattere mite e socievole.

« L'ho conosciuto nel ‘91 o nel ‘92 – ricorda il parroco don Vittorio – durante la campagna di scavo archeologico che ha interessato la chiesa di San Lorenzo, a Cerreto. Massimo si dava molto da fare, rimuoveva i sassi, anche quelli più pesanti, era pieno di curiosità intellettuale, gli piaceva quell’attività. E poi amava stare in mezzo agli altri, era tranquillo, a volte stava male e allora si chiudeva nel silenzio, ma lo ricordo come una persona estremamente laboriosa e piena di vita».

Nella sua omelia, il sacerdote ha voluto sottolineare che si può morire in qualsiasi momento e questo è tanto più vero quando, come nel caso di Massimo, si incontra la crudeltà.

La sorella Silvia e il fratello Marco si sono chiusi in un doloroso silenzio.

Tra i presenti, qualcuno ha voluto, invece, richiamare l'attenzione sull'assenza dei rappresentanti della casa famiglia di Massa e Cozzile, dove Massimo risiedeva dal 2010. Ma sono stati proprio Marco e Silvia ad esprimere il desiderio che dalla struttura non partecipasse nessuno e che il funerale si svolgesse in forma strettamente privata.

«Abbiamo semplicemente rispettato la loro volontà e il loro lutto – fanno sapere dall'associazione ''Un popolo in cammino'' – ci siamo limitati a mandare una corona di fiori, anche se avremmo voluto esserci».

Intanto, più di qualcuno, a denti stretti, ha pronunciato la parola responsabilità.

«Massimo non è morto per strada, vittima di un assalitore sconosciuto. Massimo è morto in un ambiente che doveva essere protetto, sicuro – è lo sfogo di una parente – Di chi è la responsabilità? Di chi non ha vigilato abbastanza? Forse. O piuttosto di chi ha disposto l'inserimento in una casa famiglia di qualcuno che invece sarebbe stato meglio altrove? Ecco, secondo me andrebbe aperta una riflessione proprio a partire da questo interrogativo, perché storie come questa non si ripetano più».

Maria Salerno

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