Il Tirreno

Pistoia

Finmeccanica conferma: Breda, addio

di Fabio Calamati
Finmeccanica conferma: Breda, addio

Nell’audizione alla Camera l’ad Alessandro Pansa ribadisce la linea della cessione del gruppo ferroviario. La rabbia del Pd

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PISTOIA. «Siamo convinti che il settore trasporti deve trovare un collocamento più adeguato di quello che ha oggi in Finmeccanica». Parole e musica di Alessandro Pansa, amministratore delegato di Finmeccanica, che ieri davanti ai parlamentari della commissione attività produttive della Camera, ha concesso l’ennesimo “bis” sul tema “Il futuro di AnsaldoBreda”.

E il motivo suonato dall’ingegnere pavese, a capo della holding pubblica dal febbraio scorso, è stato sempre il solito: per AnsaldoBreda non c’è spazio nella Finmeccanica del futuro, quindi una sua «collocazione diversa» (eufemismo per «cessione») è una condizione di sopravvivenza.

Per spiegare cosa ci sia dietro a queste sue conclusioni, Pansa ci ha messo una quarantina di minuti. L’ad ha spiegato che Finmeccanica è composta da un gruppo di aziende dedite all’alta tecnologia (aviazione, elettronica, difesa, elicotteri) e per questo «compatibili» tra loro, anche se bisognose di investimenti continui per reggere la concorrenza internazionale.

Ci sono poi altre aziende, segnatamente quelle dell’energia (Ansaldo Energia) e dei trasporti (Ansaldo Sts e AnsaldoBreda) che operano in mercati dove, più che il tasso di tecnologia contano le dimensioni, le cosiddette “economie di scala”: più si è grandi, più si è efficienti. «Ebbene, il più piccolo stabilimento dei concorrenti di AnsaldoBreda – ha rilevato Pansa – è più grande del più grande stabilimento del nostro gruppo, quello di Pistoia. Capite che in queste condizioni è difficile competere sui mercati».

AnsaldoBreda è un nano, rispetto ai concorrenti, anche sul fatturato: i ricavi medi di Siemens o Alstom si aggirano sui 4-5 miliardi di euro, quelli di AnsaldoBreda sui 500 milioni. «E questo significa, ad esempio – ha continuato l’ingegnere – disporre di una catena di fornitori molto meno efficente. Ogni pezzo di un treno AnsaldoBreda ha un costo di partenza molto più alto di quello di un treno della concorrenza». Morale, non è un problema finanziario, ma industriale: Finmeccanica, per avere un futuro, deve concentrarsi sulle aziende ad alta tecnologia e se lo fa non avrà più risorse per le aziende cosiddette civili. Ansaldo Energia è già stata ceduta, Sts e AnsaldoBreda dovranno seguire.

Una prossima riunione della commissione (probabilmente entro la metà di febbraio)consentirà ai membri, tra cui la pistoiese Caterina Bini, di porre domande a Pansa. Nel frattempo le reazioni degli esponenti Pd sono state dure, contrariamente a quelle della Borsa, che ha premiato Finmeccanica con un rialzo del 4,7%.

«Oggi Finmeccanica scarica definitivamente Ansaldobreda» ha dichiarato il deputato Edoardo Fanucci. «Il governo venga subito in aula a spiegare la propria posizione a chiarire la propria posizione e la strada da percorrere per garantire la strategicità del settore trasporti per il nostro Paese... Quello dei trasporti è uno dei pochi settori in crescita, non solo in Italia ma nel mondo: è verso questo comparto che dobbiamo indirizzare risorse e investimenti».

«Si tratta – hanno detto i consiglieri regionali Gianfranco Venturi e Aldo Morelli – di affermazioni gravi tanto più portate avanti da chi non ha certo responsabilità marginali per quanto riguarda lo stato in cui oggi versa AnsaldoBreda. È bene che chi ha il potere politico chiarisca la posizione del governo e ne tragga le necessarie conclusioni».

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