Il Tirreno

Pistoia

«Sì ho ucciso, ma adesso sono guarito»

«Sì ho ucciso, ma adesso sono guarito»

Gianluca Lotti confessa l’omicidio del compagno di stanza anche davanti al gip del tribunale: «Mi dava fastidio»

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PISTOIA. Non ha agito in preda all’ira. E quando il giudice, nell’interrogarlo, nell’indagare sui motivi che l’avevano spinto ad uccidere, ha usato il termine “rabbia”, lui lo ha voluto precisare, sempre con la sua consueta folle lucidità: il suo compagno di stanza gli dava fastidio, per lui era un disturbo, e per lui massacrarlo a colpi d’ascia era stato il metodo più semplice per eliminare quel disturbo.

È stato interrogato ieri mattina dal gip del tribunale, nel carcere di Pistoia, Gianluca Lotti, il 38enne che giovedì sera, in una casa famiglia di Massa e Cozzile, ha massacrato a colpi d'ascia il compagno di stanza Massimo Tarabori, 54 anni, pesciatino. Dopo la confessione resa poche ore dopo l'arresto, l'uomo, che nel 1998 aveva ucciso a colpi di spranga la fidanzata, ha confermato, con la stessa glaciale indifferenza, ciò che aveva detto davanti al pm Luigi Boccia al giudice delle indagini preliminari Alessandro Buzzegoli, che, infatti, ha deciso di allegare al fascicolo il verbale redatto nel commissariato di Montecatini.

Il gip ha chiesto a Lotti anche del suo precedente omicidio, della condanna per aver assassinato la fidanzata nel 1998 e del riconoscimento, da parte dei giudici, della seminfermità mentale: «Sì, ma adesso sono guarito» ha detto rispondendo che si ricordava perfettamente di quella vicenda e che, però, da allora aveva sempre curato regolarmente, con quei farmaci «che mi calmano».

Lotti, sottoposto alla consueta terapia farmacologica, si trova in isolamento nella casa circondariale pistoiese. Ora che il gip ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare della custodia in carcere, l’amministrazione penitenziaria dovrà decidere se trasferirlo o meno in un reparto più adeguato, a Prato o a Sollicciano.

In un resoconto privo di qualunque coinvolgimento emotivo, ieri mattina ha ribadito che non sopportava più Massimo Tarabori, quegli ordini che lui gli dava quando erano in camera, di spengere o accendere la luce, di spengere o accendere il riscaldamento... E non gli stava bene che non facesse la sua parte per tenere pulita la casa. Rispondendo alle domande del giudice assistito dal proprio avvocato difensore, Cecilia Turco, Lotti ha detto che già da giorni quel pensiero di omicidio gli girava per la mente: «Andava e veniva». Poi, la sera, al momento di andare a letto, si affievoliva, fino a scomparire. Ma non così giovedì scorso, quando si è determinato in lui in maniera irreversibile.

L’avvocato Cecilia Turco sta ora valutando un’eventuale istanza di incidente probatorio per far eseguire una perizia sulla capacità di intendere e di volere del suo assistito. «Stamani – spiega il legale – ha confermato tutto ciò che aveva detto durante il primo interrogatorio. E il suo racconto corrisponde in pieno ai riscontri oggettivi, agli accertamenti sull’arma del delitto e sulle tracce di sangue, a quanto hanno riferito le altre persone presenti nella casa famiglia. I fatti sono chiarissimi».

Lotti ha spiegato al giudice come quell’ascia utilizzata per uccidere l’avesse spesso per le mani visto che era uno degli attrezzi utilizzati quotidianamente per le attività lavorative che venivano portate avanti nella casa famiglia di Massa e Cozzile. E ha precisato di averla portata in camera la sera stessa del delitto, con l’intento di uccidere.

Intanto, la procura esclude che nella vicenda si possano configurare responsabilità penali da parte di altri. «Il percorso psichiatrico seguito dal Lotti è estremamente chiaro – spiega il pm Luigi Boccia, titolare dell’inchiesta – non vi sono punti oscuri. La procedura prevista dalla legge è stata rispettata. Se si vuole imporre un percorso diverso a chi ha commesso dei reati efferati allora si cambi la legge. Ma con quella attuale tante persone vengono reinseritte senza che per questo avvengano simili tragedie. Se si vuole dare loro una chance...».

Massimo Donati

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