Il Tirreno

Pistoia

Per l’assassino è il giorno delle risposte

Per l’assassino è il giorno delle risposte

Gianluca Lotti sarà interrogato stamani in carcere dal gip. In programma a Firenze un vertice al Tribunale di sorveglianza

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PISTOIA. Gli psichiatri che negli ultimi anni lo hanno seguito e lo hanno ritenuto non socialmente pericoloso, non hanno dubbi: il Gianluca Lotti che nel 1998 massacrò a colpi di spranga la fidanzata non esiste più, non è lo stesso uomo che giovedì scorso ha spaccato la testa con un’ascia al suo compagno di stanza, nella casa famiglia di Massa e Cozzile. E allora perché è tornato ad uccidere? Forse potrà essere lui stesso a dare una spiegazione, questa mattina, rispondendo alle domande del giudice durante l’interrogatorio di garanzia in programma nella casa circondariale di Santa Caterina in Brana. Sempre che scelga di rispondere, senza chiudersi in un mutismo simile a quello che, dopo l’assassinio della fidanzata, portò avanti per mesi, senza più dire una parola dopo la confessione resa al momento dell’arresto ma nonripetuta due giorni dopo al gip del tribunale.

E quello di oggi, oltre che il giorno dell’interrogatorio di garanzia in carcere, dovrebbe essere anche quello della riunione convocata dal presidente del tribunale di sorveglianza di Firenze, Antonietta Fiorillo, che considera «quanto successo una sconfitta» del sistema, un fallimento di quel percorso che dovrebbe portare alla riabilitazione e alla reintegrazione sociale delle persone come Lotti. «Come dimostrano anche le relazioni degli psichiatri della Asl – ha spiegato la presidente Fiorillo – l'uomo dimostrava piena adesione al trattamento. Evidentemente qualcosa non ha funzionato e dovremo rifletterci».

Prima di arrivare alla casa famiglia della onlus “Un popolo in cammino” di Massa e Cozzile, Gianluca Lotti, dopo i 6 anni passati nel carcere di Prato e gli 8 all’Opg di Montelupo aveva terminato anche il periodo di detenzione di un anno all’interno della Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria “Le Querce”, a Firenze: una delle prime strutture (in Italia ce ne vorranno 43) nate per sostituire gli ospedali psichiatrici giudiziari, in via di smantellamento. Quindi, con il parere favorevole e unanime di tutti gli psichiatri che seguivano Lotti, il giudice di sorveglianza, il 16 ottobre scorso, ne aveva deciso il trasferimento in una struttura aperta, sempre in libertà vigilata, ma senza vigilanza.

Cos’è scattato allora nella mente malata di Gianluca Lotti nella serata di giovedì scorso? Al pm il 38enne lo ha già spiegato con agghiacciante lucidità, senza manifestare alcuna partecipazione emotiva: per lui Massimo Tarabori era uno scocciatore, e per mettere fine ai problemi che gli creava, semplicemente, aveva deciso di ucciderlo.

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di Redazione Pisa