Il Tirreno

Pistoia

Gli operai della Breda si appellano a Renzi «Dacci una mano tu»

Gli operai della Breda si appellano a Renzi «Dacci una mano tu»

La lettera spedita su iniziativa del circolo Pd dell’azienda è firmata anche da molti lavoratori distanti dal partito

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PISTOIA. Una lettera firmata da 132 lavoratori di AnsaldoBreda e indirizzata a Matteo Renzi. Un vero appello al segretario del Pd, probabile futuro presidente del Consiglio, ma anche politico attualmente svincolato dalle pastoie della vecchia nomenclatura. L’iniziativa è del circolo Pd di AnsaldoBreda ma, come tiene a precisare il segretario e consigliere comunale Enrico Baldi, «hanno aderito anche molti non renziani, molti non iscritti al Partito Democratico o a partiti di centrosinistra e molti che non hanno neppure votato alle ultime elezioni». Un appello che parte dal basso e nasce dalla grande preoccupazione per le prospettive della fabbrica ed anche dalla delusione per quello che hano fatto fino ad oggi il governo e il mondo politico, sul quale venivano riposte molte speranze. «Due cose accomunano tutti noi: la preoccupazione di salvare il posto di lavoro per garantire una vita dignitosa a noi stessi e alle nostre famiglie e la fiducia nella tua capacità e volontà di darci una mano», si legge nella lettera, rivolta direttamente al segretario del Pd. I lavoratori non chiedono assistenzialismo, ma «la difesa di un patrimonio professionale e di competenze ed una politica industriale per il Paese capace di valorizzare le proprie eccellenze. Il fatto che AnsaldoBreda da anni chiuda i bilanci in rosso non sognifica che si sia disimparato a fare i treni. La diagnosi per noi è un’altra ed è drammaticamente semplice: Finmeccanica e governi non hanno investito in ricerca, innovazione e managmente di qualità». I lavoratori fanno notare come Finmeccanica negli ultimi dieci anni ha cambiato vertici ogni due-tre anni, il manager di turno proponeva una riorganizzazione aziendale diversa dall’attuale e sparava giudizi liquidatori su chi l’aveva preceduto e ogni volta veniva ripetuto che il pareggio di bilancio sarebbe stato raggiunto l’anno successivo. Poi, scrivono gli operai, «chi usciva intascava una straordinaria liquidazione lasciando intatto o peggiorato il bilancio economico. Nel frattempo i lavoratori hanno aumentato la produttività come richiesto dai vari piani di efficientamento, hanno fatto la cassa integazione, hanno assistito al non rispetto degli accordi sindacali sull’occupazione perdendo decine di posti di lavoro». Appellandosi al carattere pratico e poco “politichese” di Renzi, i lavoratori si dicono anche loro «stanchi di quelli che ogni volta venendo a trovarci ci danno ragione ma poi non riescono o non vogliono risolvere il problema». La ricetta dei lavoratori AnsaldoBreda è chiara: rilanciare l’azienda sul piano competitivo e occupazionale, «attraverso accordi strategici con Player stranieri o con la costruzione di un polo nazionale del trasporto attraverso il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti». Allarmante, invece, «la vendita o svendita ad un soggetto concorrente interessato più ad acquisire una fetta di mercato e di know-how che a garantire il mantenimento strategico ed occupazionale in Italia della nostra progettualità, occupazione e storia».

Francesco Albonetti

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