Sicurezza
Nuove indagini sulle ceneri sepolte
I controlli intorno all’inceneritore decisi dai tre Comuni della piana che sono soci del Cis e dalla Provincia di Pistoia
MONTALE. Scatta l’indagine sulle ceneri sepolte nell’area dell’inceneritore di Montale. Cis Spa dovrà farsi carico economicamente di una serie di analisi su falde e sottosuolo per stabilire se quegli scarti da incenerimento sotterrati a Stazione tra il ’78 e l’85 siano pericolosi per l’ambiente e le persone. Qualora dovesse emergere una concentrazione di contaminanti superiore ai limiti di legge, l’area dovrà essere bonificata. Lo hanno deciso la Provincia di Pistoia e i tre Comuni proprietari dell’impianto – Quarrata, Agliana e Montale – durante il vertice del 23 dicembre scorso.
A rendere pubblica la decisione nel consiglio comunale di lunedì sera, è stata Eleanna Ciampolini, sindaco di Agliana. «Si tratta di un monitoraggio che costerà alcune decine di migliaia di euro e che dovrà essere a carico del responsabile dell’area» spiega l’assessore all’ambiente provinciale, Rino Fragai. «Il soggetto capofila – aggiunge – è il Comune di Montale». L’assemblea del Cis entro pochi giorni dovrà ufficializzare l’incarico. A quel punto la società sarà chiamata a preparare un piano di analisi per chiarire, «con certezza assoluta» dice Fragai, se la discarica di ceneri sia o meno un rischio per la salute dei cittadini.
La vicenda. Soltanto 6 mesi fa dalla Provincia avevano rassicurato sulla questione sanitaria. La discarica – autorizzata, secondo la normativa del tempo - non è un pericolo per le persone, avevano spiegato dal palazzo di piazza San Leone a luglio, dopo aver approfondito la questione con una prima indagine effettuata attraverso i vecchi dati, comprensivi delle analisi di Arpat effettuate in passato su due pozzi all’interno del perimetro dell’impianto di incenerimento.
Questo primo studio è partito in seguito all’ esposto firmato dal Comitato per la chiusura dell’inceneritore e spedito in Provincia il 10 aprile 2013. Con l’atto il gruppo chiedeva lumi sulla discarica e sui possibili rischi legati ad essa, riportando l’attenzione su una vicenda rimasta fino ad allora in un limbo. Che sepolte sotto l’area dell’impianto ci fossero quegli scarti infatti, era cosa nota. Eppure le amministrazioni non se ne erano mai occupate. Davanti alla denuncia, Federica Fratoni, presidente della Provincia, ha convocato un vertice con i Comuni della Piana mettendo all’ordine del giorno la questione “ceneri”. Da questo incontro ha preso il via il primo studio sulla discarica.
L’indagine europea. Tra la primavera e l’estate anche Roberta Angelilli, vicepresidente del Parlamento europeo ed esponente Pdl, si è mossa sul caso ceneri presentando un’interrogazione parlamentare e annunciando, a giugno, l’inizio di un’indagine da parte della commissione Ue.
La lettera di Arpat. L’assessore all’ambiente del Comune di Montale, Lisa Taiti, informa di una lettera di Arpat del 6 agosto 2013 in cui l’Agenzia scrive alla Provincia che non è possibile sapere se i lavori di ristrutturazione effettuati nel 2008 sull’inceneritore – quando le ceneri tornarono alla luce – possano aver compromesso la stabilità della preesistente discarica poiché di quei lavori non fu data opportuna comunicazione né ad Arpat né a qualsiasi altro ente di controllo. Non è escluso inoltre che ci possa esser stata una segnalazione all’autorità giudiziaria (non sarebbe la prima) sulle ceneri e che qualcuno stia indagando proprio sulla discarica sotto l’impianto di via Tobagi. Fragai precisa però che l’indagine al via rappresenta «un atto doveroso» e che «non c’è alcuna evidenza sull’inquinamento né ragioni per ritenere che vi siano rischi conclamati per la salute dei cittadini».
Per il monitoraggio deciso dal tavolo del 23 dicembre, informa inoltre Taiti, è stata adottata la procedura operativa in materia ambientale disciplinata dall’articolo 242 del decreto legislativo 156 del 2006, che parla di “eventi potenzialmente in grado di contaminare il sito”e di “contaminazione storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione”. Secondo questa norma è il “responsabile dell’inquinamento” a farsi carico delle analisi e dell’eventuale bonifica. L’assessore all’ambiente di Montale ricostruisce infine gli sviluppi dell’ultimo periodo. I Comuni soci, racconta, negli scorsi mesi sono stati chiamati dalla Provincia a prendere gli «opportuni provvedimenti»: quelli adottati durante il tavolo del 23 dicembre.
Beatrice Faragli
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