Sicurezza
Basta anche solo incitare alla violenza
Come ha spiegato ieri mattina in conferenza stampa la dirigente della sezione anticrimine della questura, Maria Primiceri, il Daspo (acronimo di Divieto di accedere alle manifestazioni sportive),...
Come ha spiegato ieri mattina in conferenza stampa la dirigente della sezione anticrimine della questura, Maria Primiceri, il Daspo (acronimo di Divieto di accedere alle manifestazioni sportive), volgarmente chiamato in ambito ultras “Diffida”, è una misura introdotta con la legge 13 dicembre 1989 numero 401 al fine di contrastare il crescente fenomeno della violenza negli stadi di calcio.
Il Daspo vieta al soggetto ritenuto pericoloso di poter accedere in luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive.
Il provvedimento viene emesso dal questore e la sua durata può andare da uno a cinque anni, in base alle modifiche del cosiddetto “Decreto Amato” varato nel febbraio 2007 dopo gli scontri di Catania che hanno causato la morte dell'ispettore di polizia Filippo Raciti.
Il Daspo può essere accompagnato dall'obbligo di presentazione ad un ufficio di polizia in concomitanza temporale della manifestazione vietata. Esso viene sempre notificato all'interessato ma, nel caso in cui ad esso si affianchi l'obbligo di comparizione, viene comunicato anche alla Procura della Repubblica competente: il procuratore, entro 48 ore dalla sua notifica all'interessato, ne chiede la convalida al gip, che deve provvedere, entro le successive 48 ore, a pena di perdita di efficacia.
Tuttavia, il questore può autorizzare l'interessato, in caso di gravi e documentate esigenze, a comunicare per iscritto il luogo in cui questi sia reperibile durante le manifestazioni sportive.
La dirigente Primiceri ha spiegato come il Daspo possa scattare non solo per chi è trovato in possesso di oggetti contundenti, o indossi caschi, o lanci oggetti in campo, commetta atti di violenza oppure mostri simboli razzisti. Per essere puniti è sufficiente semplicemente indurre, incitare o inneggiare alla violenza. O come nel caso del 33enne montalese, scavalcare una recinzione e invadere il campo di gioco.
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