Il Tirreno

Pistoia

Esce acqua rossa dalla discarica di Grati

Esce acqua rossa dalla discarica di Grati

In consiglio l’allarme di Tomasi (Pdl). L’assessore Tuci replica: non c’è nessun inquinamento

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PISTOIA. Una discarica abbandonata in mezzo al bosco, dimenticata da (quasi) tutti, ma dalla quale esce acqua dal poco rassicurante colore rossiccio. È questa la situazione in cui si trova la vecchia discarica comunale della Cerretina, a Grati, poco distante da Femminamorta e dalle sorgenti del Vincio di Brandeglio. Utilizzata come deposito della spazzatura pistoiese al ritmo di 3-400 quintali al giorno dal 1973 all’aprile 1974 e poi chiusa, periodicamente la Cerretina torna alla ribalta della cronaca, dipinta come una potenziale bomba ecologica.

Stavolta a sollevare di nuovo la questione è stato un consigliere comunale del Pdl, Alessandro Tomasi, con una allarmata interpellanza alla quale ha risposto, nel corso dell’ultimo consiglio comunale, l’assessore all’ambiente Mario Tuci.

Nella sua interpellanza, Tomasi ha ripercorso la storia dei controlli sulla discarica. Il primo allarme arrivò da soci del circolo Arci ambiente nel marzo 1998. Subito dopo i controlli dell’Arpat escludono inquinamento delle acque superficiali. Ma quelli dell’Asl, nello stesso periodo, trovano valori anomali di nitrati (inquinamento organico) e presenza di metalli tossici, probabilmente provenienti da pile e batterie. L’allora azienda di servizi del Comune (Asp) predispose anche un intervento per rendere più sicura la discarica, che però non risulta eseguito.

Replicando a Tomasi, l’assessore Tuci ha confermato che tutti i controlli eseguiti dal 1998 in poi hanno confermato l’assenza di rischi ambientali e che anche nel novembre scorso, l’ultima verifica ha fornito lo stesso risultato. In particolare, nell’acqua che sgorga vicino alla discarica non sono mai stati trovati metalli tossici: il colore rossiccio sarebbe dovuto ad ossido di ferro. Insomma, ruggine.

Tuci ha anche confermato che al momento Grati non è tra i siti per i quali il piano regionale imponga un intervento. Pistoia non ne ha proprio, di siti del genere: quelli come il Dano, o la discarica del carbonizzo di Santomoro o quella del Gavone dovranno essere riqualificati e risanati in vista di un loro diverso utilizzo. Insomma, la situazione sembrerebbe tranquilla, in base alle parole dell’assessore, che ha letto una replica preparata dagli uffici comunali.

Tomasi ha replicato duramente, parlando di «atteggiamento vergognoso» degli uffici comunali e chiedendosi come sia stato possibile che un sito inquinato come Grati sia stato lasciato a sé stesso senza un controllo continuo della situazione. Se l’è presa anche con la Provincia che, nel 2003, aveva inserito Grati tra i luoghi da bonificare senza che, evidentemente, alla previsione abbia fatto seguito alcun intervento concreto.

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