Sicurezza
Uccise l’ex moglie, vuole le attenuanti
Omicidio di Beatrice Ballerini, i legali di Massimo Parlanti presentano appello contro la condanna a 18 anni di carcere
PISTOIA. Sono convinti di poter ottenere una riduzione di pena gli avvocati difensori di Massimo Parlanti, condannato, il 14 novembre scorso, davanti al gip del tribunale di Pistoia, a 18 anni di carcere per l'assassinio dell’ex moglie Beatrice Ballerini. Per questo, contro la sentenza del processo di primo grado, che si è celebrato con il rito abbreviato in fase di indagini preliminari, i legali hanno presentato appello. L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche, che porterebbe ad un ulteriore sconto sulla pena.
Gli avvocati difensori Enrico Zurli e Luca Bisori ritengono che il gip, Alessandro Buzzegoli, nel non riconoscere al loro assistito le attenuanti generiche, non abbia, in particolare, valorizzato «alcuni aspetti significativi del comportamento tenuto dal Parlanti». In pratica, come si evince dalla motivazioni della sentenza, il giudice delle indagini preliminari avrebbe svalorizzato la confessione dell’imputato, ritenendola inutile in quanto gli inquirenti avrebero avuto già in mano tutte le prove necessarie per procedere all’arresto. «Ma non è così » sostengono i difensori, ribadendo che si è trattato di una confessione spontanea, resa nell’immediatezza dell’evento in relazione a quella che è stata la tempistica: «L’omicidio è avvenuto di giovedì, il venerdì è venuto da noi, chiedendoci di aiutarlo a liberarsi di quel peso. E abbiamo deciso di riconvocarlo per il lunedì successivo per decidere come muoverci. Tutto questo non ha un adeguato risalto nella motivazione della sentenza».
Non è possibile fare previsioni sui tempi necessari per la fissazione del processo di appello, ma a questo punto è sicuro che davanti ai giudici fiorentini verrà esaminato anche il ricorso per Cassazione che il pm Claudio Curreli ha presentato un paio di settimane contro il mancato riconoscimento da parte del gip dell’aggravante della premeditazione del delitto: il che ha portato ad una pena ritenuta dalla procura troppo lieve. Si tratterà di un’unificazione del giudizio di appello, anche se la Corte d’appello dovrà valutare l’ammissibilità del ricorso del pm con i parametri propri della Cassazione.
Madre di due bambini nati dal matrimonio con il suo futuro assassino, Beatrice Ballerini, 42 anni, impiegata alla filiale di Grignano, nel Pratese, del Banco Popolare, fu uccisa il 13 dicembre 2012 nell'ex casolare di famiglia, in via di Bolognola, a Nievole. Un casolare deserto da oltre un anno, da quando la storia tra lei e suomarito si era conclusa: lei era tornata a vivere nel paese dove era nata e cresciuta, Campi Bisenzio, con i genitori e i figli di 8 e 11 anni. Massimo Parlanti, 43 anni, che abitava con la sua nuova compagna a Borgo a Buggiano, confessò, dopo quattro giorni, di essere stato l'autore dell'assassinio. Del resto i sospetti si erano da subito concentrati su di lui, e anche le prove raccolte confermarono che non reggeva l'ipotesi del tentativo di furto andato male. Ipotesi sulla quale lo stesso Parlanti aveva cercato di indirizzare gli investigatori, mettendo a soqquadro la casa di Nievole dove era avvenuto l'omicidio.
Beatrice Ballerini era persona molto conosciuta e amata, in Valdinievole, dove era venuta a vivere dopo il matrimonio con l'uomo che poi l'avrebbe uccisa, e a Campi Bisenzio, dove era cresciuta e dove era tornata a vivere. Fu dai colleghi della donna che quel giovedì 13 dicembre partì il primo allarme: Beatrice avrebbe dovuto partecipare a una cena con loro ma non si era presentata. Dopo una serie di chiamate, i familiari decisero di andarla a cercare nell'ultimo posto dove si sapeva che era stata, nella casa sulle colline di Nievole. Qui, alla presenza dello stesso assassino, giunto assieme all’ex cognato e all’ex suocero, la terribile scoperta del corpo senza vita.
La casa era stata messa a soqquadro, dal portafoglio di Beatrice mancavano 200 euro e anche il suo telefonino era scomparso. In realtà si trattava di una messa in scena allestita dallo stesso Parlanti. Era lui l'ultimo a vedere Beatrice viva, dopo aver fissato un appuntamento nella loro ex casa per prendere alcune cose. Secondo la difesa, nel corso dell’ennesima discussione Parlanti aveva strangolato l’ex moglie, secondo il pm aveva fissato l’appuntamento già con lo scopo di ucciderla.(m.d.)
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