Sicurezza
L’argine sta cedendo, intervenite
I residenti scrivono a Comune e Consorzio: «L’Ombrone è a un metro dalle case, pericoli a ogni piena»
CASONE DEI GIACOMELLI. All’interno l’argine dell’Ombrone è ridotto a un mucchio di terra franata che sembra stare in piedi per miracolo. Non va meglio all’esterno, dove il muro arginale di cemento – che in un tratto è ad appena un metro di distanza dalle case - è pieno di solchi causati dalla potenza dell’acqua. Ad ogni piena il torrente ridisegna i propri confini e fa tremare gli abitanti. Negli ultimi dieci mesi ha raggiunto 3 volte il livello di guardia. La gente ha paura che il muro possa crollare alla prossima pioggia abbondante.
È questa la situazione in via Casone dei Giacomelli, al confine estremo di Pistoia. Qui, nell’epicentro del rischio idraulico, terra abitata da una cinquantina di famiglie tra Agliana e Quarrata, i cittadini avvertono: «Se dovesse capitarci qualcosa, sarebbe una tragedia più che annunciata». Quella tra sabato e domenica per i residenti della zona è stata l’ennesima nottata passata in bianco a vegliare l’Ombrone gonfio e minaccioso. Più pericolosi dell’acqua però, dicono gli abitanti, sono i mancati interventi da parte delle istituzioni. «Abito qui dal ’74 e nessuno ha mai fatto niente per mettere in sicurezza l’argine» dice Roberto Martelli, uno dei residenti dell’area. «Eppure – continua Filippo Sottosanti – il Consorzio Ombrone lo paghiamo, e anche salato. Dove vanno a finire i nostri soldi?».
La pericolosità e la potenzialità distruttiva di questo tratto malandato d’arginatura è lampante. «Non occorre essere ingegneri per capirlo», anche se questi cittadini un tecnico sull’argine lo vorrebbero proprio vedere una buona volta. «Non è venuto nessuno da noi nemmeno dopo l’emergenza– spiega Emanuele Gori, che la notte della piena è rimasto a sorvegliare l’Ombrone fino all’alba – Nella nottata tra sabato e domenica – racconta – ho chiamato la Polizia municipale di Pistoia per fare un sopralluogo o almeno per sapere se la zona era da evacuare, ma non sono venuti».
«Dal basso – ricorda il padre di Emanuele, Graziano Gori, indicando il muro esterno dell’argine – veniva giù tutta l’acqua. Sembrava la fontana di Trevi. A causa delle mancate manutenzioni accumulate negli anni, siamo invasi dalle infiltrazioni sotterranee». «Dai tombini – continua Sottosanti – venivano fuori dei veri e propri fontanelli». «Qua – denunciano gli abitanti – c’è il rischio che il muro crolli e loro – dicono riferendosi al Consorzio Ombrone (da qui in avanti però dovranno fare i conti col nuovo Consorzio medio Valdarno, ndr), alla Provincia e al Comune – lo sanno bene ma non fanno niente. Dal giorno dell’ultima emergenza non è venuto nemmeno un tecnico a controllare la situazione. Una decina d’anni fa se ne accorse un bambino che un pezzo d’argine (da via Casone dei Giacomelli in direzione Pistoia, ndr) era ridotto a un filo di terra. L’arginatura è completamente mangiata».
«Le crepe che si sono formate nell’ultimo periodo sul muro di cemento – avverte Sottosanti – sono dei segnali». Segni di pericolo denunciati a più riprese dai residenti, che però nessuno ha mai raccolto nei fatti. Ieri sera i cittadini si sono riuniti per buttar giù una lettera formale da inviare alla Regione, alla Provincia, al Consorzio e al Comune. «Facemmo una riunione simile – spiega Emanuele Gori – anche dopo la piena del marzo 2012. Era presente il Consorzio Ombrone. Ci dissero che in quel momento non c’erano soldi per intervenire. E tutti i soldi che noi paghiamo ogni anno? Dove vanno a finire?» si domanda anche lui. «Tra terreni e casa – dice Martelli – io pago circa 450 euro l’anno». Durante l’emergenza dello scorso fine settimana qualcuno della Protezione civile, come ricordano i residenti di via Casone dei Giacomelli, ha consigliato a queste persone di insistere, di far sentire la propria voce. «Qui, ci hanno detto, siete al limite ormai…».
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