Proteste
Tombe scoperte e cumuli di terra
Madre e figlia protestano per la situazione trovata al cimitero comunale
PISTOIA. Fosse aperte, pezzi di bare lasciate ai margini dei vialetti, terra smossa e fossati in cui c’è il rischio di sprofondare. È un’immagine di abbandono, più che di degrado, quella raccontata al Tirreno da una lettrice a proposito del Cimitero comunale di Pistoia. Una situazione che la ragazza vive da circa tre mesi, da quando cioè ha perso il padre che è stato tumulato appunto nel camposanto cittadino. E che lei stessa ha documentato, con le foto che pubblichiamo a corredo dell’articolo, chiedendo però di non inserire il suo nome per timore di “ritorsioni” proprio ai danni della tomba del genitore.
«Prima di deciderci, io e mia madre, di venire al giornale per denunciare la situazione – premette – abbiamo più volte fatto presente ai custodi quanto era sotto gli occhi di tutti. Ma quando abbiamo constatato che le nostre rimostranze non hanno avuto alcun effetto, non ci è rimasta altra strada che quella della protesta pubblica».
«Anche la tomba di mio padre – prosegue – ha ceduto, e siamo dovuti intervenire noi familiari per rimettere il ghiaino e la terra sotto per ripristinare la situazione. Ma ci sono fosse scavate e lasciate aperte, con il pericolo che qualcuno possa finirci dentro, tombe rotte e abbandonate, terra smossa che con questa pioggia rende problematico alla gente passare dai vialetti per recarsi a visitare i propri cari. Qualche volta ho visto anche indumenti appoggiati sopra le croci. Una situazione che agli occhi di chi confida sul fatto che i propri defunti possano riposare in un ambiente decoroso, nel rispetto proprio dei propri cari che non ci sono più, appare come una ferita. Bisognerebbe tenere maggior conto della sensibilità di chi frequenta questi luoghi».
«In più, a distanza di un mese dalle cerimonie del 2 novembre in onore dei defunti – interviene la madre – ci sono ancora le corone di fiori, ormai secchi, alla base del monumento ai Caduti. E anche questo non è un segno di rispetto per quello che dovrebbe essere un luogo di raccoglimento e di ricordo».
Insomma, siamo in presenza di un malessere che molto probabilmente non è solo di queste persone che hanno deciso di rendere pubblica la situazione, e al quale bisognerebbe dare qualche risposta.
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