Il Tirreno

Pistoia

Nasce un nuovo marchio di alta moda

di Corrado Benzio

Luca Paganelli, figlio di Mauro, ha lasciato Peuterey per aprire Paltò: grande presentazione martedì alle giornate di Pitti

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PISTOIA. Luca Paganelli, lasciata l'azienda di famiglia, la mitica Peuterey, di cui il padre Mauro è socio fondatore, rimane nel mondo dell'abbigliamento per cimentarsi in un nuovo progetto che svolge in Valdinievole.

Una notizia non da poco, visto cosa significa la famiglia Paganelli per la provincia di Pistoia ed in particolare per Borgo a Buggiano.

Dove ha sede anche la

Luna srl (è in via Cessana, a Borgo appunto) la nuova ditta di Paganelli junior.

Ma leggiamo cosa scrive l’efficiente ufficio stampa del marchio che si chiama Paltò.

«Lasciata l’azienda di famiglia, Peuterey, di cui il padre è socio fondatore, Luca Paganelli rimane nel mondo dell’abbigliamento per cimentarsi in una nuova sfida. Questa volta punta su un prodotto diverso, il cappotto e lancia il marchio Paltò.

»La prima collezione, dedicata esclusivamente all’uomo (ma solo per questa stagione), verrà presentata in occasione di Pitti Uomo, martedì 7 gennaio in piazza della Repubblica n. 6, dalle ore 18.30 in poi.

Palto’ – dall’inglese Paldok, giacca corta – si «ispira al recupero dei valori spesso dimenticati del vestire italiano del quale, tradizione, eleganza ed esclusività sono i simboli principali. Lo fa attraverso un profondo processo di rivisitazione degli elementi propri dell’italianità: stile, sartorialità, materiali ricercati e dettagli artigianali, aggiornati e personalizzati secondo le figure e le esigenze della società moderna; decidendo di puntare sul “Made in Italy”, quale caratteristica peculiare e punto di forza dell’intera linea.

« L’obiettivo perseguito è semplice: utilizzare materiali di alta qualità mantenendo i prezzi accessibili, promuovere in Italia e nel mondo lo stile classico e raffinato che ci ha sempre contraddistinto e rieducare le persone ad indossare il cappotto.

«Il Paltò - come dice infatti il giovane Paganelli - non basta indossarlo, va saputo indossare nel rispetto delle sue peculiarità che possono trasmettere emozioni uniche a chi è in grado di esaltarne le caratteristiche».

L’idea nasce dallo studio della costruzione e utilizzo del “capo”. Considerato originariamente un indumento prezioso, essenziale ed indispensabile per proteggersi dall’inverno sia in campagna che in città, il cappotto diventa presto icona per eccellenza dell’eleganza: tutti i protagonisti degli entusiasmanti anni della “dolce vita”, del cinema e del rock&roll , da Mastroianni a Jean Paul Belmondo, da Paul Newman a Marlon Brando, da Steve Mc Queen a Robert de Niro da Mick Jagger a John Lennon, ne indossavano uno.

La collezione che viene presentata a Pitti «reinterpreta il capospalla, simbolo di eleganza e raffinatezza, adattandolo alle tendenze della società moderna sempre più attenta alla valorizzazione e alla cura della figura maschile. Si riscoprono così le lane, i panni, i beaver, i bouclè, gli chevron, le flanelle, i fustagni, le grisaglie, i velour, le lane cotte, i tweed, tessuti e materiali esclusivamente italiani, declinati in una vasta gamma di modelli di ispirazione tradizionale».

Luca Paganelli ha seguito in questi anni l’azienda di famiglia. quella Peuterey che ha fa concorrenza ad un nome sulla bocca di tutti come Moncler.

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