Gioco
«L’azienda ha finto di pagare i Tfr»
Beffa per i 38 ex lavoratori della lavanderia di Sant’Agostino. La Cgil: ha dichiarato il falso, tocca all’Inps intervenire
PISTOIA. In tanti se le ricordano ancora, le dipendenti della Toscoligure ai cortei in difesa del posto di lavoro insieme agli operai della Radicifil, della Mas, della Ser.In, della Answers. Ricordano quelle donne appoggiate alla saracinesca abbassata della lavanderia: una foto simbolo del lavoro che non c’era più. La crisi delle ex lavanderie Bellucci, nel 2007 passate alla Toscoligure, srl dalla proprietà sempre poco definita con sede legale a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) era esplosa nel 2009, e dopo mille battaglie contro i mulini a vento, si era spenta con il fallimento dell’azienda, il 22 marzo del 2011. Un fallimento contro cui Toscoligure si è sempre opposta, prima in appello e poi in Cassazione. Perdendo.
Poco prima di Natale, per i 38 ex dipendenti delle lavanderie di Sant’Agostino, la beffa finale. E su una normativa che, da questo punto di vista, fa acqua da tutte le parti, si scaglia la Cgil. «L’azienda ha finto di pagare il Tfr, ma adesso che è fallita dovrà essere l’Inps, con i soldi di tutti, a saldare i conti con i lavoratori, come previsto dalla legge. Stimiamo si tratti di una cifra intorno ai 200mila euro».
Toscoligure, ricorda Luana Del Bino, responsabile dell’ufficio vertenze della Cgil, è subentrata a Bellucci nel 2007. «Una srl con sede a Santa Maria Capua Vetere. Abbiamo avuto grossissime difficoltà a confrontarci con il tribunale campano, non siamo riusciti ad ottenere risposte - né noi né il nostro avvocato, Serena Lenzi - nemmeno in presenza di una procura notarile. Non siamo riusciti a sapere se i lavoratori erano stati inseriti nello stato passivo. Ci hanno parlato di un’indagine in corso per camorra che non consentiva di divulgare informazioni».
Fatto sta che sui soldi del Tfr, dal 2007 fino al fallimento i dipendenti ci contavano per Natale. I lavoratori sono in causa anche con Bellucci per la sua parte di Tfr, ma la Cgil ritiene che si andrà a soluzione positiva quest’anno. «Noi - spiega Del Bino - sapevamo che Toscoligure aveva versato il Tfr al fondo di tesoreria dell’Inps, e sulla base di questa convinzione i lavoratori hanno inoltrato domanda all’Istituto previdenziale. Credevano di ricevere il via libera al pagamento, invece è arrivata una risposta sconcertante: «Risulta che abbiate già tutti riscosso». In pratica - prosegue Del Bino - la srl aveva dichiarato all’Inps di aver pagato il Tfr prima di fallire. In questo modo, ha potuto scaricare il Trattamento di fine rapporto dal debito dei contributi previdenziali». La somma, in media, è di 5mila euro a dipendente, in totale circa 200mila euro che nessuno ha riscosso. «Sono stati imbrogliati, ma l’Istituto di previdenza non è in difetto, perché la legge prevede che sia la proprietà a fare la comunicazione all’Inps. Finché non sono arrivati a chiedere il Tfr, i lavoratori non avevano modo di sapere della comunicazione aziendale. È il secondo caso in pochi anni, dopo quello della Cdm Paper Group, che ci troviamo ad affrontare, con false dichiarazioni di aziende fallite e di Tfr in realtà mai versati. Temiamo che, con il perdurare della crisi, possano verificarsene altri anche in provincia di Pistoia. Il sistema ha una lacuna alla base: il mancato controllo della veridicità delle comunicazioni aziendali. Dovrebbe essere richiesto subito un riscontro sui bonifici e gli assegni versati. Non può esserci - aggiunge la funzionaria Cgil - autocertificazione senza prova del pagamento. E il Tfr deve essere uno, non spezzettato tra fondo tesoreria e fondo di garanzia.
Come tutte le aziende sopra i 50 dipendenti, Toscoligure doveva versare i soldi all’Inps, e l’ha fatto. Ma prima di fallire ha dichiarato di avere pagato i lavoratori, e si è vista scalare quella cifra dai contributi dovuti. Ora che è fallita dovrà essere l’Istituto a pagare. I lavoratori, per legge, hanno diritto a riscuotere il Tfr “versato o dovuto”».
Tiziana Gori
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