Sicurezza
Chirurgo indagato, linea dura dell’Asl
Per la giustizia può operare, ma il direttore generale conferma la sospensione dal servizio per altri 3 mesi a metà stipendio
PISTOIA. Linea dura dell’Asl sul caso del chirurgo estetico ospedaliero indagato per il reato di tentata concussione. Nonostante il tribunale della libertà di Firenze abbia revocato la misura cautelare della sospensione dall’attività professionale all’interno dell’ospedale di Pistoia – disposta a metà dello scorso ottobre dal gip del tribunale – il direttore generale Roberto Abati ha deciso di reiterare dal punto di vista disciplinare tale misura per altri tre mesi: Manuel De Giovanni, 42 anni, dal 2010 dirigente medico a tempo indeterminato nell’unità operativa di chirurgia generale, non potrà lavorare al San Jacopo fino all’11 marzo prossimo.
Il medico è accusato dalla procura della Repubblica – che ha aperto un’inchiesta in seguito a un’indagine interna avviata dalla stessa Asl – di aver proposto ad una paziente ricoverata in ospedale di farsi operare da lui privatamente per ovviare al problema della lista di attesa che le si prospettava per l’intervento chirurgico nella struttura pubblica.
Il direttore generale Abati, nella deliberazione con cui conferma la sospensione, sottolinea che le motivazioni dell’ordinanza del tribunale del riesame «pur revocando la misura cautelare confermano sussistere la gravità indiziaria a carico del dipendente». E per questo ha ritenuto «alla luce delle previsioni contrattuali, che l’immediata riammissione in servizio del dirigente provocherebbe un pregiudizio alla credibilità dell’azienda a causa del discredito che potrebbe derivarle da parte dei cittadini».
Con una deliberazione immediatamente eseguibile per motivi d’urgenza, il direttore dell’Asl 3 ha perciò deciso di mantenere la misura della sospensione cautelare dal servizio, confermando nei confronti del medico, in base al contratto di lavoro, un’indennità pari al 50 per cento dello stipendio.
A livello penale, la misura cautelare era stata ritenuta necessaria dal gip Roberto Tredici per impedire l'eventuale reiterazione del reato da parte del medico (che svolge la sua attività come chirurgo extramoenia all'ospedale di Pistoia), ma non riguarda la sua attività professionale nel proprio studio o nelle cliniche private in cui esercita. Il tribunale del riesame, a cui il legale dell’indagato, l’avvocato Sante Foresta, aveva presentato ricorso, ha invece ritenuto che tale rischio non sussistesse.
A dare il via all'inchiesta, nel maggio 2012, una segnalazione della stessa Asl 3: una paziente che avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica ricostruttiva all’ospedale denunciava che il medico, per evitare la lunga lista di attesa, le avrebbe proposto di farsi operare da lui in una clinica privata. Le indagini, portate avanti dai carabinieri del Nas, sono ancora in corso: la procura sta cercando di risalire a eventuali altri pazienti che potrebbero aver ricevuto dal medico proposte simili.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
