Sicurezza
La città precipita nella povertà
L’accorato appello del vescovo nell’omelia del Primo dell’anno: «Oggi siamo al si salvi chi può»
PISTOIA. Sono parole dure quelle che ha pronunciato il vescovo il primo dell’anno. Parole due contro un città che vede alcune fasce sociali precipitare verso la povertà e altre chiudersi a riccio.
«Dobbiamo tornare urgentemente a seminare fraternità dentro di noi e nella città, perchè altrimenti rischiamo di piombare nella peggiore delle povertà che non è quella economica, ma quella dei motivi per vivere, per rimanere in piedi, l'imbarbarirsi delle motivazioni e delle relazioni, la disistima di se stessi ed il disprezzo o l'indifferenza verso l'altrui dignità».
Il primo giorno del 2014 il vescovo di Pistoia, monsignor Mansueto Bianchi, nell'omelia pronunciata nella cattedrale di S. Zeno, sottolinea ai fedeli la parola “fratello”, ricordando la domanda che Dio rivolse a Caino nell'inizio del tempo: “dov'è tuo fratello?”
La vocazione alla fraternità è inscritta nell'uomo, ha commentato Papa Francesco, ma il racconto di Caino e Abele testimonia anche la possibilità drammatica del suo tradimento e l'egoismo quotidiano. «Prendiamola per mano questa parola fratelli, dice il vescovo Bianchi, ed usciamo con essa dallo spazio protetto di questa Chiesa, a visitare la città. Una città, quella di Pistoia, profondamente ferita dalla crisi economica; essa ha vissuto nel 2013 un anno drammatico per le famiglie, per i giovani, per le relazioni sociali».
Il vescovo descrive una città che dice «si sta rapidamente impoverendo, soprattutto di umanità, di reciprocità, di dedizione verso l'altro; una città che sentendosi accorciare il respiro della speranza è tentata da corporativismi, dagli individualismi, dal “si salvi chi può”, mentre intere fasce sociali stanno franando verso la povertà».
«Una città che rischia lo sfaldamento nella rete delle relazioni, con uno dei tassi di disoccupazione più alti in Toscana, soprattutto nell'ambito giovanile».
«“La crisi, sottolinea il vescovo, sta producendo il logoramento dei valori, l'impoverimento dei motivi che ci tengono insieme, che ci rendono forti nella fatica, capaci di stringere i denti e andare avanti, di resistere al logoramento di una persistente preoccupazione e paura, di reggere con polso fermo la maniglia della speranza per il domani, ed anche di avere attenzione, solidarietà e cuore per chi sta peggio di noi».
«“Ecco perchè, conclude monsignor Bianchi, occorre riseminare la parola fratelli tra di noi, nelle nostre coscienze, nelle relazioni personali e e familiari, sociali, funzionali ed economiche».
La parola fratelli, conclude il vescovo nel suo discorso del Primo dell’anno, chiede una ribellione delle coscienze dinanzi alle ferite che continuiamo a ricevere, dinanzi a un sistema economico che produce strutturalmente disagio sociale, a un sistema di vita che rimbalza tra la crescita della produzione e la crescita dei consumi”.
L'omelia si chiude ricordando il grande poeta Ungaretti, anche lui aveva affidato alla fraternità la speranza di uscire dalla guerra: “fratelli, parola tremante nella notte. Foglia appena nata”.
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