Il Tirreno

Pistoia

Breda, ecco la prima cassa integrazione

di Corrado Benzio

Il 31 dicembre ai 147 dipendenti dello stabilimento di Carini sono arrivate le lettere: tutti a casa fino al 7 aprile

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PISTOIA. In città è sembrato un gesto solo formale, un rito della politica. Ma la lettera che il sindaco Bertinelli e la presidente della Provincia Fratoni hanno consegnato al presidente Napolitano alla vigilia di Natale, era tutto fuorchè un atto formale.

La conferma arriva da Carini, provincia di Palermo. Un posto magico, dove fu girato un famoso sceneggiato (la Baronessa di Carini, appunto), ma che oggi il vive il dramma della cassa integrazione.

Il 31 dicembre a 147 dipendenti dello stabilimento AnsaldoBreda è arrivata la lettera che annunciava la cassa integrazione. Tutti a casa (solo 4 dipendenti sono esclusi dalla Cig perchè in trasferta) da oggi fino al 4 aprile prossimo.

I sindacati non sono stati fermi e fin da oggi annunciano azioni di lotta. Ma va detto subito che AnsaldoBreda non sembra sentirci molto da questo punto di vista. Solo pochi giorni ha rifiutato l’ingresso nello stabilimento del presidente del Regione Sicilia Rosario Fiorello. Insomma linea dura anche con la politica.

Ma le voci della cassaintegrazione inSicilia, poi diventate realtà a San Silvestro, si erano accompagnate un mese fa ad altre voci legate alla «cassa» nello stabilimento di Pistoia.

Per la nostra Breda si parlava solo di una sessantina di persone, ma dentro i palazzi della politica, anche se non se parla, la situazione viene vista con grandissima preoccupazione.

Da qui la lettera consegnata a Napolitano, da qui il silenzio totale sul futuro della fabbrica da 2mila dipendenti ma che ha perso in tre anni1 miliardo di euro.

Eppurel’ad Manfellotto accusando i predecessori di avere fatto disastri aveva garantito che il 2014 sarebbe stato l’anno del pareggio del bilancio.

Parole al vento. Non sono parole al vento quello dei vertici di AnsaldoBreda che stanno portando avanti lo scorporo della fabbrica ricca di gloria ma certo onusta di debiti e di incrostazioni (burocratiche, politiche, sindacali). Mentre il presidente del Consiglio garantisce che la fabbrica verrà salvata.

In realtà la fabbrica si salva se nasce un vero polo ferroviario italiano. Ma Roma n on ha un euro per un intervento del genere. Ma soprattutto, al di là delle dichiarazioni generiche di Letta, non sembra crederci.

Finmeccanica vuole puntare tutto sul militare (tanto per capirci c’è da armare la Cina e l’India, non bazzecole) e lasciare il civile.

E anche Fincantieri per avere i soldi per il rilancio va in borsa.

Tutti sanno che finita la commessa dell’Etr Mille non c’è lavoro per Pistoia, se non si riesce a ripartire con i Fyra (che tristezza vedere quel treno ad alta velocità fermo sui binari del piazzale della fabbrica..).

Un noto politico che al momento non vuole scoprirsi di dice preocccupato. «Ma se la Breda va in crisi, in cassa, o cos’altro, cosa ne sarà di Pistoia? Quegli 800 dipendenti con i loro stipendi sono una ricchezza per la città, per le sue attività commerciali, anche per il suo futuro (pensiamo a cosa significa in termini di pensioni, altri milioni di euro che restano sul territorio).

«E allora qualcuno lancia una proposta: facciamo una grande manifestazione cittadini dal titolo la Breda non deve chiudere».

Una proposta in attesa di vedere quali segnali arrivano da Roma. Intanto ai dipendenti di Carini hanno fatto passare un «buon» Capodanno.

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