Il Tirreno

Pistoia

Ma gli uomini soli continueranno ad andare alla Caritas

di Paolo Lombardi
Ma gli uomini soli continueranno ad andare alla Caritas

Alla mensa crescono i maschi che hanno rotto i rapporti con la famiglia o che comunque hanno perso il lavoro

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PISTOIA. Stasera si festeggia, come è giusto che sia. Con pochi euro o con tanti soldi è in ogni caso possibile passare bene la mezzanotte di stanotte.

Ma non per tutti è così.

E' stato un anno drammatico, che ha colpito le famiglie, le relazioni sociali, che ha registrato un abbattimento della speranza e della felicità. Non si vedono spiragli di luce per il 2014, ma noi continueremo il nostro impegno per far ritrovare dignità alle persone, negli affetti e nel lavoro».

Così viene descritto il 2013, dalle parole del direttore della Caritas diocesana Marcello Suppressa.

Attualmente, sono novantadue le persone autorizzate a servirsi della mensa Don Siro Butelli, 62 persone la frequentano a pranzo e 45 a cena.

Sono quindici invece le persone che usufruiscono del dormitorio, servizio questo che la Caritas porta avanti in collaborazione con l'associazione Sinthesys e che è di supporto all'albergo popolare.

Sono in totale 120 i volontari che operano nei vari servizi della Caritas (mensa, centro mimmo, centri di ascolto), ai quali si aggiungono sei ragazzi del servizio civile.

L'età media degli utenti è di cinquant'anni e la maggior parte di loro sono uomini soli, ovvero separati o comunque lontani dalla famiglie, oppure persone che hanno avuto rotture familiari e che hanno perso il lavoro.

Nell'ultimo anno sono cambiate le esigenze degli utenti e Caritas ha quindi dovuto apportare delle modifiche ai servizi svolti.

Ad esempio, da qualche tempo al Centro Mimmo, dove vengono raccolti gli indumenti usati ancora in buone condizioni, mentre prima era il volontario che preparava il vestiario da consegnare, è ora l'utente a scegliere i capi da prendere, come se fosse in vero e proprio negozio. Insomma c’è un salto di qualità verso una solidarietà che sia meno semplice carità.

I centri di ascolto si sono strutturati in un primo e secondo livello, in modo da trattare i casi a seconda della loro complessità.

Da un anno e mezzo, in via sperimentale, è partito anche il progetto “Si può fare”, che prevede non solo l'aiuto materiale alle persone, come può essere il pagamento della bolletta, ma anche il reinserimento nel mondo del lavoro, ai centri per l'impiego, e nel volontariato, per riuscire così a riannodare i fili della propria vita.

Il progetto è seguito al momento da 20 persone, ed alcune di loro, coltivando la passione per la cucina, hanno avuto l'idea di costituire un catering, che è in piena attività.

C’è poi un appello ai volontari per dare una mano alla Caritas. «Chi volesse – dicono – può aiutare facendo servizio. Basta recarsi in mensa e parlare con gli operatori». Anche stasera, festa di Fine Anno.

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