Il dolore
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PISTOIA. «I sogni hanno l’aria di essere delle utopie ma ai confini delle utopie si collocano i grandi progetti ed il mio vede il calcio – ancora e nonostante tutto – come un insieme di valori e...
PISTOIA. «I sogni hanno l’aria di essere delle utopie ma ai confini delle utopie si collocano i grandi progetti ed il mio vede il calcio – ancora e nonostante tutto – come un insieme di valori e simboli positivi».
È la frase del Natale 2013 pistoiese, quella che sta facendo il giro di social network, siti internet e giornali, anche a livello nazionale, che guarda al mondo dello sport, e del calcio in particolare, da un punto di vista diverso. Se poi a pronunciare quella frase è Massimo Morgia, allenatore dal febbraio scorso della Pistoiese, ecco che allora tutto assume connotati molto più interessanti. Una delle sue particolarità extra-campo, infatti, è che gli piace tremendamente scrivere. E così, come regalo di Natale ai suoi giocatori, alla società ed agli addetti ai lavori ha scritto una piccola opera dalla tiratura limitata dal titolo “Ricominciamo a giocare a pallone”.
«Nella mia vita la stagione che preferisco è l’estate perché posso dedicarmi al mio hobby preferito che è la pesca – dice Massimo Morgia – mentre dell’inverno non apprezzo nulla tranne il Natale: quei pochi giorni che lo precedono sono molto belli e mi mettono buon umore ed allegria. A me basta vedere la gente che si muove per la città e respirare quell’aria del “sentirsi più buoni” che fa riaccendere dentro di me la speranza che si possa vivere in un mondo migliore.
Quest’anno la scelta del regalo alle persone che mi stanno vicine è stato difficile, perché dal mio arrivo a Pistoia ho ricevuto davvero tanto da ognuno di loro, sia dal punto di vista professionale ma soprattutto umano e morale».
Bastano queste semplici frasi per capire che Massimo Morgia non è soltanto quell’allenatore che la domenica siede sulla panchina della Pistoiese e si sgola perché i suoi ragazzi eseguano bene uno schema o riescano a vincere la partita. Morgia è anche uno psicologo e non a caso, quando allenava a San Marino a fine anni Novanta, si iscrisse alla facoltà di Psicologia all’università di Urbino anche se poi non è riuscito a completare gli studi. Ed è anche per questo che, come invece succede da tutte le parti nel calcio, non si fa chiamare mister ma coach. Perché lui segue e dirige la squadra per farle ottenere dei risultati – che per il momento stanno arrivando alla grande con il primo posto in serie D e la voglia di tornare nella vecchia serie C – ma soprattutto guida un gruppo di uomini.
Questo libro che ha regalato alla città (e che la scorsa settimana è stato consegnato anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) è un sunto di suoi due scritti precedenti fatti a Coverciano per la tesi da direttore sportivo, ed una serie di riflessioni sui settori giovanili italiani prendendo spunto dal Torneo di Viareggio. Per lui, infatti, i ragazzini sono un aspetto molto importante del modo di vivere una società di calcio ed è da loro che si deve partire per costruire la prima squadra.
Non a caso, anche con la Pistoiese si è dato il via ad un progetto ad ampio raggio che sta dando i suoi primi frutti con lo stesso Morgia che segue tutti i più giovani ed i giocatori più “famosi” forniscono i loro insegnamenti ai più piccoli. Del resto, nelle sue lezioni sul calcio, Morgia ha sempre professato di seguire il modello contrario alla piramide aziendale: il risultato da raggiungere è soltanto la punta dell’iceberg e non la base di tutto.
Perché, per poter arrivare in alto secondo il tecnico della Pistoiese servono soprattutto strutture ed una solida proprietà. «Se non fosse stato per il mio amico Novellino – continua Morgia – forse a quest’ora sarei ancora sul molo di Viareggio a parlare con qualche pensionato e cercare la spigola della vita. Gli insegnamenti di una vita ho cercato di riproporli anche a Pistoia e mi auguro che si ricominci a giocare a pallone.
Non posso che ringraziare il presidente Ferrari che ha condiviso tutte le mie scelte e adesso faccio il calcio come mi è sempre piaciuto, cioè da manager a tutto tondo attento sia alla gestione tecnica che quella economica. Questo è il mio regalo di Natale però quello più grande dobbiamo riuscire a realizzarlo insieme, facendo di Pistoia e della Pistoiese un modello da imitare».
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