Toscana
La crisi? Oltre 900 case in mano al Tribunale
Il dato è stato fornito dal presidente della Cassa di Risparmio alla cerimonia degli auguri. Ma le aste non vanno, come nel caso di un residence all’Abetone
PISTOIA. Il 24 gennaio in un noto studio legale di Pistoia va all’asta un appartamento. Si trova all’interno del residence Boscolungo , nota struttura ricettiva all’Abetone. Il prezzo d’asta è 135mila euro, c’è a pagare anche due anni di arretrati di condominio. Ma non è questo che forse spaventa gli acquirenti. Usiamo il termine spaventa a ragione: la prima asta allo stesso prezzo è andata deserta. La vendita dell’immobile, ca va sans dire, è stata ordinata da una banca, in questo caso Unicredit.
Una vicenda come tante, anzi come tantissime. Ma quante sono le case – e comunque gli immobili, a partire dai fondi – che sono in mano (diciamo così) al Tribunale civile di Pistoia. Difficile saperlo dall’amministrazione giudiziara, sempre parca di dati nei confronti della stampa.
Il dato, incidentalmente, è stato fornito dal presidente della Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia, Alessio Columeiciuc. Il noto avvocato pistoiese nel corso della cerimonia degli auguri nella foresteria della Cassa aveva segnalato la cifra per ricordare – rispetto ad una domanda fatta dai cronisti presenti – a che punto era la crisi dell’immobiliare in tutta la Provincia.
Una crisi che ha un doppio aspetto. Con 900 case all’asta in Tribunale e con un mercato sostanzialmente fermo, è difficile che si riesca a smaltire il surplus di immobili nuovi da tempo invenduti.
Con la crisi del mattone sono in crisi anche le banche, naturalmente non solo quelle locali. Che hanno in pancia non solo le case escusse a chi non ha pagato mutui e fidi, ma anche i debiti dei importanti immobiliari che non riescono a smaltire interi stock di fondi immobiliari e appartamenti.
Il caso della Giusti per l’Edilizia non è il solo. E non c’è solo la Cassa fra le banche più colpite. Proprio la vicenda Giusti tiene con il fiato sospeso la Banca di Pistoia che – come da dichiarazioni rese proprio dal direttore ai tempi dell’ultimo bilancio – ha in pancia importanti immobili che giorno dopo giorno vedono deteriorare il loro valore.
Insomma una situazione molto complessa figlia della miopia di tutti i banchieri – pistoiesi e non – che fino al 2008 magari negavano contributi e prestiti ad attività produttive per favorire gli immobiliaristi. Che a loro volta avevano il vento in poppa dell’economia, ma anche della politica.
Un intreccio mattone-politica-banca di cui tutti oggi scoprono i danni pazzeschi che ha fatto.
Ora la Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia sta cercando perlomeno di fare ripartire il mattone. C’è un progetto ancora in fase di elaborazione che dovrebbe far incontrare l’inve nduto delle immobiliari con chi ha la necessità e la possibilità di comprarsi una casa. Una sorta di mediazione ad alto livello ma con il vantaggio, per chi compra di avere una banca in grado di capire subito se l’operazione è finanziabile secondo quali termini.
Perché le banche hanno il problema di avere troppi debiti di immobiliari, ma al tempo stesso ne sono le padrone.
Tanto che in alcuni casi gli stessi istituti di credito alle prese con importanti ristrutturazioni di debiti e finanziamenti, hanno chiesto alle immobiliari di abbassare i prezzi delle case invendute per favorire una certa appetibilità. Una proposta-consiglio non sempre accettata perché voleva dire svalutare il valore di quanto costruito.
Insomma si sta giocando una partita importante intorno al settore immobiliare. Dove da padrone la fanno le banche ma soprattutto in mercato che non può ripartire.
E del resto dietro le 900 case all’aste in Tribunale c’è la crisi di questi 5 anni: aziende chiuse con relativi risarcimenti, artigiani e commercianti alla canna del gas, un settore – quello della casa – massacrato da tasse, tassine e dall’incertezza che ogni anno la tassazione cambi. Anche per le compravendite. E non a caso dal primo gennaio 2014, le tasse sulle compravendite cambieranno di nuovo. Senza pensare alla norma che obbliga i notai a fare da ufficiali pagatori con tanto di conto dedicato.
Insomma la casa al Bosco lungo di Abetone rischia di restare invenduta ancora una volta.
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