Gioco
Dal nylon al forno Come sono rinato
Leonardo Mati, 35 anni, dopo la chiusura di Radicifil ha aperto un forno a San Baronto: «Esporto in Olanda»
PISTOIA. «Sono pistoiese da generazioni, fa male che la città della mia famiglia abbia perso tanta della sua industria e della sua artigianalità. Personalmente speravo che l’area Radicifil potesse ospitare la Repower, anche se i problemi d’impatto ambientale erano noti sin da subito. Ho lavorato al Pignone, lo so cosa voleva dire mettere lì una centrale termoelettrica. E non dico solo i vivaisti, ma qualcuno si poteva impegnare un po’ di più per garantire agli operai un reinserimento».
Leonardo Mati ha lavorato per 12 anni come responsabile informatico alla Radificil, storica azienda di nylon, di Ponte alla Pergola. Ora ne ha 35, ed è uno di quelli che “ce l’ha fatta”. Ha aperto un’attività sua, un forno che manda avanti con l’aiuto della compagna Valentina, a San Baronto. Per lui la strada non è più così in salita, per tanti suoi colleghi è ancora un incubo o una salita ripida di cui non si vede la fine. La Radicifil, dal 1 maggio 2009 ha mandato in cassa integrazione i 137 dipendenti e il 17 dicembre nella sede di Confindustria ha dichiarato la definitiva chiusura dello stabilimento di Ponte alla Pergola a causa dell’impossibilità di poter contare con certezza sui fondi per la cassa integrazione straordinaria in deroga.
«Ci sono persone che si sono separate, altre partite di testa e in cura dallo psicologo. Non è facile», dice Leonardo.
Mati è stato uno dei protagonisti dello spettacolo teatrale “L’estate di Simone”, scritto e diretto nel 2009 da Marta Quilici e Lorenzo Gori. Ha girato molti teatri, in provincia e fuori, ed è stato in Rai insieme ai suoi colleghi: Alfredo, Marco, Simone. Il dramma del lavoro raccontato dai lavoratori che lo hanno perso. Lui e Simone ora hanno un nuovo impiego. Marco ha un lavoro “non regolare” e sta cercando un’occupazione stabile. Alfredo, 50 anni, ha svolto lavori saltuari e ringrazia solo «di non dover pagare il mutuo».
Storie diverse, unite dal comune filo conduttore che ha fatto nascere lo spettacolo: «Non sa che emozione al Bolognini - afferma Simone Zini - la sera della prima, quando Alfredo ha detto dal palco: “Non si lavora solo per i soldi, ma per la dignità che ci dà il lavoro”. Mi venivano i lacrimoni».
Leonardo è diventato imprenditore. Ha frequentato un corso della Cna finanziato dalla Regione sulla panificazione. «Ho lavorato con Piero Capecchi, e poi all’estero, in Francia. Il mio non è stato un ripiego. Ho fatto una scelta. Avevo contatti per proseguire altrove con la precedente occupazione, ma ho preferito cambiare. Dall’aprile del 2012 lavoro con Valentina al forno (“Bottega La Toscana”). Poco pane, molti prodotti da forno: ricciarelli, panforte, crostate, biscotti. Ho partecipato alla nuova edizione di Arts & Crafts, prendendo contatti con una bottega olandese che rivende prodotti alimentari italiani, e sto esportando qualcosa».
«Ho dormito male per due anni e mezzo - racconta Simone - fino a quando non ho ritrovato lavoro in una filatura a Quarrata. Tra l’altro, in mezzo alla vicenda Radicifil, sono diventato padre di un bimbo, che ora ha 3 anni e mezzo. Vedo tanti ex colleghi nella disperazione. Hanno la mia età (45 anni) o sono più grandi di me. Trovare lavoro ora a quest’età? Un’impresa. La Repower non era il massimo della vita: una centrale termoelettrica ha un impatto ambientale importante, ma si trovava all’interno di un’area già industrializzata. Quando è stato detto che non se ne faceva niente, abbiamo capito che era arrivata la parola fine. Una vittoria dei cittadini? Passo da Bottegone per lavoro, i cartelli contro la Repower sono stati sostituiti da quelli “Cedesi attività”.
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