Il dolore
Traffico di droga, condannati artigiani e commercianti
Pene pesanti davanti al gup per i componenti di una banda sgominata un anno fa dai carabinieri di Pistoia. Due imputati risiedono a Montemurlo
PRATO. Un giro d'affari stimato attorno ai 300.000 euro al mese. Soldi sporchi, per ripulire i quali i trafficanti avevano già in mente un progetto: investirli per acquistare esercizi commerciali e locali notturni. Un po' come fanno da anni le ben più famigerate organizzazioni mafiose. E dalla mafia siciliana avevano preso in prestito anche un'altra caratteristica, dando vita a una sorta di mutuo soccorso con cui pagare le spese legali ai membri della banda in galera o sotto processo.
A mettere fine all'imponente giro di spaccio di cocaina – che da Pistoia aveva ramificazioni anche a Prato, Lucca, Firenze e Siena – ci avevano pensato i carabinieri di Pistoia nell’ottobre dello scorso anno. Furono 21 le ordinanze di custodia cautelare eseguite dall'Arma. Due gli arresti in flagranza nel corso delle perquisizioni domiciliari scattate nei confronti delle 44 persone complessivamente indagate.
Venerdì mattina, 20 dicembre, davanti al gup del tribunale di Pistoia, per 11 di loro, che hanno chiesto di essere processati per rito abbreviato direttamente nel corso dell’udienza preliminare, sono arrivate delle pesanti condanne. Quella più ingente è toccata un commerciante albanese 25enne, Amarildo Xhanej, residente a Pistoia e titolare di un negozio di frutta e verdura a Montale, che fu arrestato con un chilo di cocaina nel novembre 2011 insieme alla fidanzata: 9 anni e 6 mesi di reclusione e 50mila euro di multa.
Quindi, 6 anni e 30mila euro a Floriana Gjubini, 28 anni, di Montemurlo; 7 anni e 4 mesi e 40mila euro a Klaudio Gjubini, 26 anni, di Montemurlo; 6 anni e 30mila euro a Alban Seferi, 24 anni, vivaista di Pistoia; 4 anni e 20mila euro a Zef Bruci, 57 anni, operaio di Pistoia; 7 anni e 40mila euro a Stefano Botta, 57 anni, commerciante di frutta e verdura di Pescia; 6 anni e 2 mesi e 22mila euro a Pietro Botta, 26 anni, che lavorava col padre; 4 anni e 20mila euro a Massimiliano Oriolo, 46 anni, artigiano di Agliana; 3 anni e 16mila euro a Calogero Muzzicato, 66 anni, di Pistoia; 4 anni e 8 mesi e 22mila euro a Fatbardh Smailij, 22 anni, di Montale; 4 anni e 20mila euro ad Alvaro Gocaj, 29 anni, di Montecatini.
La rete di spaccio sgominata dai militari dell'aliquota operativa del Norm era suddivisa in tre settori. Al vertice, gli albanesi, tra cui anche alcuni piccoli vivaisti pistoiesi, operai che nei vivai ci lavoravano e il fruttivendolo Amarildo Xhanej. Gli albanesi, secondo gli inquirenti, si occupavano di rifornire i piccoli spacciatori sul territorio e di importare direttamente dall'Albania la droga. Poi, una serie di piccoli spacciatori magrebini, a cui era affidata la piazza della provincia di Prato. E ancora, un altro gruppo di piccoli spacciatori, sia albanesi che italiani (questi ultimi consumatori che vendevano la droga per pagarsi le dosi personali) che smerciavano la cocaina nelle province di Pistoia, Lucca, Firenze e Siena.
I carabinieri hanno calcolato in 300.000 euro il giro d'affari mensile dei trafficanti (un chilo di cocaina pura). Oltre che per mantenere uno stile di vita tra auto di grossa cilindrata e nottate passate nei night in compagnia di costose escort, i proventi dello spaccio venivano anche utilizzati per pagare le parcelle degli avvocati che dovevano assistere i membri della banda arrestati. E vista la loro entità, c'era in ponte un progetto per reinvestire il denaro in attività lecite, come locali notturni e negozi, in particolare, visto che Xhanej ne possedeva già uno a Montale, rivendite di frutta e verdura per, magari, creare in futuro una piccola catena.
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