Il Tirreno

Pistoia

Appello a Napolitano per la Breda

di Corrado Benzio
Appello a Napolitano per la Breda

Ma intanto scoppia il caso Radici: proprio alla vigilia del Natale annunciati settanta licenziamenti

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POISTOIA. La lettera è stata consegnata personalmente ieri mattina dal presidente delle Provincia Fratoni al presidente Giorgio Napolitano, in occasione della visita al Quirinale organizzata dall'Associazione Internazionale Produttori del Verde Moreno Vannucci.

La Presidente Fratoni ha potuto scambiare un breve dialogo con il Presidente della Repubblica, descrivendo la crescente preoccupazione del territorio riguardo il futuro dello stabilimento pistoiese, fortemente legato alle scelte strategiche nazionali in materia di trasporti ferroviari.

Fratoni ha sottolineato che se da un lato le indicazioni del Presidente del Consiglio, Enrico Letta, rassicurano rispetto all'impegno strategico del governo con la costituzione del polo nazionale dei trasporti, dall'altro la direzione che emerge dalle dichiarazioni quotidiane e dagli atti concreti messi in campo da Finmeccanica desta forte apprensione prefigurando lo smantellamento del settore civile dell'azienda. Fratoni ha quindi invitato il Presidente Napolitano a seguire personalmente la vicenda, che non può prescindere da un indirizzo politico nazionale. Ecco la lettera, firmata dal sindaco e dal presidente della Provincia.

«Signor Presidente, riteniamo doveroso sottoporre alla Sua attenzione lo stato di incertezza che ancora permane sulle attività del Gruppo Finmeccanica in Toscana, con particolare riferimento alla realtà di Pistoia e delle province limitrofe: in primis AnsaldoBreda (con 800 addetti in loco e 1.500 nell’indotto) e poi le ripercussioni, più che probabili, del progetto “Superselex” sui lavoratori di Selex Elsag e Selex Galileo (altri 3.000 lavoratori tra diretti ed indiretti solo in Toscana). Limitandoci ad Ansaldo Breda, nonostante la positiva novità costituita dalla commessa ETR 1000, a due anni di distanza dalle dichiarazioni dell’allora amministratore delegato di Finmeccanica relative alla volontà di dismettere AnsaldoBreda, non pare essersi consolidato un orientamento sul futuro dell’azienda. Sappiamo che è ben consapevole che parlare di AnsaldoBreda significa parlare dell’unica industria nazionale di produzione di materiale rotabile e ciò determina la scelta strategica per una politica industriale del Paese orientata al futuro, ossia alla promozione di forme di mobilità sostenibile».

Ma mentre tutti sono a Roma scoppia il caso di Radici.«Nell'incontro tenutosi il 17 dicembre – scrivono i sindacati – in Confindustria la direzione di Radici Yarn ha dichiarato la chiusura definitiva dello stabilimento di Pistoia anche in conseguenza della mancanza di certezze sulla possibilità di utilizzo e rifinanziamento della cigs in deroga. Si conclude quindi la vertenza che ha interessato 140 lavoratori della Radici e che aveva previsto, nell'accordo sottoscritto in sede istituzionale e che rappresentava uno dei rari casi della provincia, la possibilità di un reinsediamento industriale al posto della storica fabbrica di nylon. Gli anni trascorsi con l'utilizzo degli ammortizzatori sociali infatti avrebbero dovuto consentire il recupero occupazionale seppur parziale dei dipendenti con la costruzione di una centrale elettrica a gas. Purtroppo, dopo l'approvazione della valutazione di impatto ambientale da parte della Regione Toscana, le Amministrazioni del territorio (Provincia e Comune di Pistoia) hanno deciso di non procedere con le autorizzazioni di loro competenza e quindi di fare svanire un progetto industriale che comprendeva oltre 80 milioni di investimento e che avrebbe consentito ,oltre al recupero occupazionale, anche possibilità di ulteriori posti di lavoro nel cantiere in costruzione. In quella fase numerosi furono gli interventi a favore di soluzioni alternative alla costruzione della centrale , anche sostenute dai comitati contro la costruzione dell' impianto e da altre associazioni e forze politiche locali,che avrebbero comunque potuto produrre gli stessi posti di lavoro».

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