Il dolore
Progettisti e indotto i primi a rischiare
AnsaldoBreda , nel giro di un anno potrebbero perdere il posto 700 lavoratori. Ieri il corteo, si punta a incontrare Letta
PISTOIA. Bisogna far presto a far cambiare idea a Finmeccanica, o nel giro di due anni anche lo stabilimento pistoiese di AnsaldoBreda si fermerà, come sta già avvenendo per quello di Palermo. Un allarme lanciato negli ultimi giorni nelle stanze della politica - con la riunione che si è svolta martedì in Regione - e risuonato con forza ancora maggiore ieri mattina nelle piazze delle quattro città sede di produzione AnsaldoBreda. In assenza di nuove commesse a Pistoia i primi a rischiare il posto sono i “cervelli della progettazione” (350-400 persone) e i dipendenti dell’indotto (altri 300). E si parla già di centinaia di lavoratori. Poi toccherà anche agli operai.
La rabbia torna in piazza. Sono circa quattrocento i lavoratori dell’AnsaldoBreda che hanno sfilato ieri mattina nelle strade cittadine, con presidio finale sotto la prefettura dove una ventina fra lavoratori e rappresentanti sindacali hanno incontratto il prefetto Mauro Lubatti. Nell’azienda di via Ciliegiole e in tutti gli altri stabilimenti del gruppo (Napoli, Palermo e Reggio Calabria) i sindacati confederali hanno proclamato uno sciopero di 4 ore per protestare contro il progetto di spacchettamento (con la creazione di una “bad company”) avanzato da Finmeccanica. Progetto che precederebbe la vendita del gruppo ferroviario. I lavoratori in corteo hanno incontrato in piazza del Duomo anche il vicario episcopale don Paolo Palazzi.
Lavoro a esaurimento. Senza commesse, visto che il piano di Finmeccanica non ne prevede a meno che non garantiscano una reddittività superiore al 20% (cosa che, ci spiegano, è impossibile per il trasporto civile), il lavoro andrà ad esaurirsi nel giro di due anni. «Si andrà alla dismissione nel giro di pochi anni – dice Albano Tonioni, rappresentante della Rsu Breda per la Fiom Cgil – Attualmente in via Ciliegiole si lavora per i regionali e per l’Etr 1000. Ma siamo già in fase avanzata, tanto che già nel 2014 i 350-400 dipendenti che si occupano della progettazione, ufficio gare e industrializzazione, resteranno con le mani in mano. Rimarranno in moto le officine per qualche tempo, ma poi toccherà anche agli operai».
Fare presto. Il progetto dei sindacati, condiviso anche da tutte le istituzioni pistoiesi e toscane, è quello di mettere in rete le aziende di Finmeccanica del settore civile e creare un polo ferroviario toscano, che abbia Pistoia al centro. Ma occorre fare presto. «Le commesse hanno i loro tempi tecnici, occorre almeno un anno perché diventino operative in fabbrica». Un concetto ribadito anche dal sindaco Bertinelli, che giovedì scorso si è incontrato con Massimiliano Cesare, consigliere economico del capo del governo Enrico Letta.
Bisogna incontrare Letta. Il sindaco di Pistoia n on ha dubbi: «Il nostro obiettivo non è genericamente quello di incontrarsi col governo, ma di coinvolgere direttamente il primo ministro Letta. Anche il vescovo di Pistoia, Mansueto Bianchi, durante la messa di Natale celebrata in fabbrica aveva annunciato la volontà di inviare una lettera al presidente Letta. Nell’incontro di martedì in Regione – presenti Comune, Provincia e sindacati – la volontà di far cambiare idea a Finmeccnica facendo pressione sul governo era stata ribadita dall’assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini. «Come Regione e istituzioni siamo in contatto costante con il governo e nell'avanzare la nostra richiesta di incontro - ha precisato Simoncini - ricordiamo che l'obiettivo da sempre perseguito, anche con la costituzione del distretto ferroviario, è quello del consolidamento e rilancio di una realtà, strategica per il paese e per la Toscana».
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