Gioco
«I vivai non sono aziende industriali»
Lo studio Asnali dalla parte di Vannucci: «Può solo essere eventualmente contestata l’attività commerciale non dichiarata»
PISTOIA. «L’articolo 2135 del Codice civile definisce chi sia imprenditore agricolo e quale l’attività agricola, per cui l’imprenditore paga il reddito agrario e dominicale. A nostro parere l’attività vivaistica non può essere assimilata all’attività industriale. Ai fini tributari i vivai sono soggetti a regimi fiscali agevolati».
Lo studio Asnali di Pistoia (Associazione nazionale autonoma liberi imprenditori) nella querelle che contrappone Finanza e grandi vivai, sta dalla parte dei secondi. «È la legge italiana che ci indica le coordinate da seguire», afferma Andrea Morelli, che da oltre venti anni lavora nel settore.
Dopo gli accertamenti della Guardia di Finanza Vannino Vannucci ha ritenuto opportuno incontrare (nel suo centro studi di Bologna) il professor Paolo de Castro, ex ministro dell’Agricoltura, per riaprire i contatti con il governo. De Castro è europarlamentare e presidente della Commissione Agricoltura al Parlamento di strasburgo. Un profondo conoscitore dei problemi e delle prospettive del settore. «Avremmo già dovuto essere a Roma - ha spiegato durante il brindisi di fine anno ai vivai Vannucci Renzo Benesperi, segretario generale dell’associazione “Produttori del verde-Moreno Vannucci” - ma sono stati giorni di grande fibrillazione per la politica. Contiamo di essere nella capitale dopo le festività». E a Roma Vannucci cercherà di ottenere ascolto anche su altri problemi del settore, che nella Piana di Pistoia produce un terzo del Pil agricolo della regione.
Secondo lo studio Asnali, nel caso Agenzia delle Entrate e Finanza intendessero attribuire ai grandi vivai la qualifica di aziende industriali, Vannucci e le altre aziende che dalla primavera ad oggi hanno ricevuto la visita della Finanza, avrebbero ottime carte da giocare in sede di commissione tributaria. Ogni anno l’Agenzia delle Entrate indica alcune categorie che in quell’anno dovranno essere sottoposte a controlli mirati. In provincia, quest’anno è stata la volta dei vivai. Gli esiti dei controlli non sono ancora noti, né per Vannucci né per altri.
«Pare di capire - prosegue Morelli - che la Finanza, su disposizione dell’Agenzia delle Entrate, sia propensa ad attribuire ai grandi vivai la qualifica di imprese industriali, e coma tali soggette alla contabilità generale e al reddito d’impresa. Perché impiega molti capitali, ed ha investito in meccanizzazione, assumendo un’organizzazione da attività industriale. A nostro parere non è così, ed è la legge, nel Codice civile, a dirlo: il vivaismo si svolge all’aperto, non solo dentro un capannone. Ed è soggetto alle avversità atmosferiche. In caso di siccità, alluvione, gelate, l’imprenditore rischia di perdere tutto e quel rischio non è preventivabile. L’attività vivaistica s’inserisce poi in un ciclo biologico, e la meccanizzazione non influisce sul fattoche si svolge all’aperto. Si fanno crescere cose vive, che possono morire o ammalarsi a causa di un fungo patogeno.
Prima per caricare una pianta su un camion servivano le braccia degli operai, ora si mette in un cestello e si alza fino al camion. C’è più tecnologia, ma non per questo può essere considerata attività industriale». Ci può essere differenza tra piante coltivate nel terreno o in vaso: «Non importa il substrato - risponde Morelli - sempre attività agricola è».
Diverso il caso in cui si rilevi lo svolgimento di attività commerciale. «Gran parte delle aziende di medie-grandi dimensioni hanno una parte a produzione e una commerciale. Un cliente mi chiede dei limoni, che io vivaista non ho. Lo compro da un imprenditore che produce agrumi a 500 euro e lo rivendo a 700 euro. Sui 200 euro di differenza devo pagare il reddito d’impresa».
Lo studio Asnali ricorda poi che proprio grazie al lavoro dell’azienda Vannucci, alcuni anni fa, è stato istituzionalizzata per il settore florovivaistico la soccida verde, già prevista per l’allevamento. «Il vivaista dà un tot di piante ad un piccolo imprenditore del settore che la fa crescere. L’accrescimento gli viene riconosciuto dall’imprenditore che, nel frattempo, è sempre rimasto proprietario della produzione. Anche questa è attività agricola, non commerciale».
In controlli eseguiti negli anni passati la Finanza ha rilevato da parte di alcune aziende florovivaistiche il mancato pagamento di tributi per la commercializzazione di piante. In questo senso, secondo quanto dispone attualmente la legge italiana, e nell’eventuale evasione fiscale dell’Iva per il mancato rilascio di fatture può agire lo Stato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
