Il Tirreno

Pistoia

«Pregiudizi contro la Fondazione»

Il presidente Ivano Paci replica alle critiche dell’ex consigliere comunale Geri sulla gestione dell’ente

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PISTOIA. Le critiche dell’ex consigliere comunale Fabrizio Geri alla Fondazione Caripit? «Fondate su informazioni inesatte e farcite di mere affermazioni molto personali e soggettive».

Risponde per le rime il presidente della Fondazione Ivano Paci a Geri che aveva in sostanza accusato l’ente da lui presieduto di indirizzare le ingenti risorse economiche erogate ogni anno (nel 2012 circa 10 milioni di euro) in maniera «arbitraria e autoreferenziale» privilegiando il mecenatismo artistico alle esigenze sociali.

Nel mirino di Geri, in particolare, l’investimento deciso dalla Fondazione per il giardino di Villa Capecchi, dove saranno installate sculture contemporanee. La Fondazione spenderà circa 700.000 euro.

«L’intervento per la riqualificazione del Giardino di via degli Armeni – replica Paci – venne deciso dalla Fondazione nel 2009 e non consiste affatto nel collocarvi alcune “statuine”. Si tratta di un intervento radicale su una delle zone più pregiate della città, per farne una parco urbano di grande qualità, destinato soprattutto ai bambini e ai nonni.Al signor Geri, che si dichiara così sensibile ai problemi ambientali, la cosa non dovrebbe dispiacere».

Paci chiarisce poi « che l’iniziativa venne decisa in risposta ad una domanda del Comune di Pistoia nell’ambito del Bando 2009; una risposta che si è precisata e arricchita nel tempo con la piena condivisione dell’amministrazione comunale, proprietaria dell’area. Il progetto venne anche illustrato, circa un anno fa, in un incontro pubblico a Palazzo Fabroni al quale evidentemente il signor Geri non ritenne di essere presente».

Particolare da conoscere: i finanziamenti della Fondazione vengono distribuiti solo in parte attraverso scelte dirette dell’ente. Ogni anno, infatti, viene aperto un bando al quale enti pubblici e privati possono partecipare proponendo degli specifici interventi e chiedendo un motivato finanziamento. La Fondazione sceglie poi, tra i progetti ricevuti, quelli considerati di maggiore interesse pubblico. La ristrutturazione del giardino di Villa Capecchi appartiene appunto a quest’ultima categoria: il Comune ne ha richiesto il finanziamento perché lo spazio verde dovrà servire da collegamento tra l’attuale giardino che si trova di fianco a piazza del Carmine e il parco - già all’interno del perimetro del vecchio Ceppo – in cui è immerso il padiglione emodialisi e che già vanta la presenza di alcune sculture contemporanee.

Chiuso il capitolo giardino, Ivano Paci passa a replicare sulla gestione generale della Fondazione. L’ex consigliere comunale Fabrizio Geri, nel suo intervento, aveva sollecitato l’esigenza di un dibattito pubblico sulle scelte della Fondazione, innanzitutto in materia di destinazione di fondi. Ma anche su altre questioni, come l’acquisto dei 10 milioni di titoli “fresh” nell’ambito della vicenda del Monte dei Paschi. Titoli che con la crisi della banca senese hanno attualmente perso gran parte del loro valore di mercato.

«Geri – argomenta il presidente della Fondazione Paci – si lancia poi in affermazioni un po’ spericolate a proposito della Fondazione, senza sapere di cosa parla, senza aver letto un nostro bilancio, senza aver mai partecipato, salvo errori, ai nostri incontri annuali con i cittadini, aperti a tutti e nel corso dei quali avrebbe ben potuto sollevare problemi e critiche e chiedere i chiarimenti desiderati. Egli ritiene che “sia davvero arrivato il momento, in città, di aprire un bel dibattito sul ruolo e sugli interventi della Fondazione Caripit, sui trascorsi e sulle prospettive”.

«Per quanto mi riguarda mi dichiaro pienamente disponibile a qualunque confronto, purché sia serio. Ma il riferimento così perentorio di Geri a “centri di potere che spostano arbitrariamente enormi volumi monetari” ed a “risorse troppo importanti per lasciarle a discrezione di una casta di burocrati nominati non si sa bene per quali motivi“ non lascia sperare niente di buono.Vedo infatti che anche il signor Geri preferisce l’invettiva, così gratificante e consolatoria perché fa sentire buoni e bravi senza sforzo, al confronto serio e argomentato, che presuppone la fatica di informarsi e l’onestà intellettuale di non far prevalere i propri pregiudizi».

Quelle di Fabrizio Geri sarebbero dunque – secondo Paci – invettive prive di approfondimento e di analisi, ma frutto soprattutto di pregiudizi.

«Resta ovviamente scontato – conclude il presidente – che le critiche sono sempre possibili; e né la Fondazione né il suo presidente hanno mai preteso di esserne esentati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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