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Doping, assolto dal giudice campione di ciclismo

Doping, assolto dal giudice campione di ciclismo

QUARRATA. Quel farmaco, regolarmente prescritto dal medico, lo aveva assunto unicamente per i suoi problemi respiratori e non per doparsi con il fine di vincere la gara. E per questo il giudice...

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QUARRATA. Quel farmaco, regolarmente prescritto dal medico, lo aveva assunto unicamente per i suoi problemi respiratori e non per doparsi con il fine di vincere la gara. E per questo il giudice monocratico del tribunale lo ha assolto “perché il fatto non costituisce reato, per difetto dell’elemento psicologico del dolo”. A finire sul banco degli imputati, uno dei cicloamatori più noti a livello nazionale, Simone Sguerri, 45 anni, punta di diamante dell’associazione ciclistica amatoriale quarratina Genetik Cycling.

Sguerri, che abita a Quarrata in via di Santonuovo, era stato rinviato a giudizio dalla procura di Pistoia in seguito alla squalifica per tre mesi che gli era stata inflitta dal tribunale nazionale antidoping scattata dopo i controlli effettuati al termine della gara “Gran fondo dei Monti Ausoni”, in provincia di Latina, il 4 ottobre 2009. Sguerri – giunto al traguardo al secondo posto – era stato trovato positivo all’Idroclorotiazide, una sostanza inclusa nella lista dei prodotti proibiti, tra la categoria dei diuretici. La procura aveva ritenuto che il campione di ciclismo amatoriale avesse assunto il farmaco per “modificare le condizioni psicofisiche e biologiche dell’organismo, al fine di alterare le proprie prestazioni agonistiche”. E per questo lo aveva mandato sotto processo, ipotizzando la violazione dell’articolo 9 della legge 376 del 2000 sulla lotta al doping nelle attività sportive.Un reato che prevede la condanna a una pena che va dai tre mesi ai tre anni di reclusione.

Il giudice Patrizia Mele però, nei giorni scorsi, ha accolto la tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Fausto Malucchi nella sua arringa finale. «Nell’assumere quel farmaco non c’era stato alcun dolo da parte del mio assistito. Il suo utilizzo aveva attinenza con la cura della patologia respiratoria di cui soffriva, un problema asmatico».

Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a sei mesi. (m.d.)

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