Il dolore
«Non volevamo uccidere don Mario»
Delitto di Tizzana, confessano davanti al pm i due fratelli Haxhillari. Quattro gli albanesi accusati di omicidio e rapina
PISTOIA. La loro intenzione era quella di commettere un semplice furto. Niente di più. Quello che è successo dopo, è stata semplicemente una disgrazia. Loro, don Mario Del Becaro non lo volevano uccidere, volevano solo derubarlo.
Hanno confessato anche di fronte al pm titolare dell’inchiesta i due fratelli Haxhillari, due dei quattro albanesi accusati di aver ucciso, la sera del 28 dicembre dello scorso anno, il 63enne parroco di Tizzana. Ieri mattina, in procura, Gazmor Haxhillari, 36 anni, e il fratello Bledar, 28, entrambi ancora in carcere, sono stati interrogati dal procuratore capo facente funzioni Giuseppe Grieco, che nei giorni scorsi aveva inviato loro – e agli altri due connazionali indagati per l’agghiacciante delitto – l’avviso di conclusione delle indagini. Prima di procedere con la richiesta di rinvio a giudizio per i reati di omicidio volontario e rapina, il magistrato ha voluto sentire di persona anche i due fratelli Haxhillari, in quanto, in precedenza erano stati interrogati da altri: Gazmor, arrestato in Albania ed estradato in Italia, era stato sentito per rogatoria da un pm di Roma; Bledar, davanti al gip, si era avvalso della facoltà di non rispondere.
Ed ieri mattina, assistiti dall’avvocato Gabriele Terranova, del foro di Prato, hanno confermato quella che è stata fin dalle prime ammissioni la loro linea difensiva: avevano pianificato il furto assieme a due connazionali, Fation Kraja, 26 anni, e il fratello Arber, 32, spinti dalle voci che circolavano sulla presunta ricchezza del sacerdote.
E’ probabile che a questo punto i due fratelli Haxhillari, entrambi residenti a Prato, chiedano di essere processati per rito abbreviato davanti al giudice dell’udienza preliminare. Così come tale scelta dovrebbe essere fatta da Fation Kraja, uno degli esecutori materiali, assieme a Gazmor Haxhillari, del furto degenerato prima in rapina e poi in omicidio.
Diversa la posizione di Arber Kraja, l’unico a non essere stasto a suo tempo colpito dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip per l’assassinio di don Mario. Difeso dall’avvocato Stefano Camerini, di Prato, il 32enne albanese, residente come in fratello a Montemurlo, sarebbe secondo la procura il complice – pienamente consapevole del piano e dei relativi rischi – che avrebbe accompagnato fino alla canonica i due esecutori materiali, restando poi in contatto telefonico con loro.
Fatto sta che il pm Grieco chiederà per tutti e quattro il rinvio a giudizio per i reati di omicidio e rapina.
Secondo la procura, le voci sulla presunta ricchezza del sacerdote (risultate poi non fondate: nella cassaforte del sacerdote avevano trovato solo 200 euro e qualche monile) avevano spinto gli aggressori ad organizzare il furto. Un piano escogitato da Bledar Haxhillari, che aveva saputo – come da lui ammesso ieri mattina – anche dal "cognato" Lover Hening (compagno della sorellastra, arrestato dieci giorni prima del delitto per estorsione nei confronti del parroco, con cui aveva da mesi una burrascosa relazione) della disponibilità di denaro di don Mario.
Rincasato troppo presto dopo aver accompagnato Bledar Haxhillari alla fermata dell’autobus, Don Mario del Becaro era stato aggredito, picchiato, legato e imbavagliato (era poi morto soffocato) da Gazmor Haxhillari e Fation Kraja, fatti entrare di nascosto in precedenza dallo stesso Bledar. Dall’inizio alla fine, l'assassinio del parroco fu registrato dai microfoni che erano stati installati nell'abitazione del sacerdote nell'ambito delle indagini che avevano portato in carcere per estorsione il suo amante Lover Henning. (m.d.)
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