Torrenti mal gestiti quello di ottobre non è un evento raro
M5 Stelle e lista civica organizzano un’assemblea con esperti «Corsi d’acqua più stretti a valle, chi ha permesso tutto questo?»
AGLIANA. Dall’inceneritore di Stazione costruito a pochi metri dalle zone a rischio alluvione, alle ceneri sepolte sotto l’impianto «che inquinano le falde», passando per i restringimenti dei torrenti – come i 76 metri a monte dell’Ombrone che a valle diventano 45 – e i falsi miti dell’ “evento eccezionale” dietro cui si nascondono le amministrazioni quando la gente si ritrova col fango e l’acqua in casa, com’è successo il 21 ottobre scorso a Agliana e Montale.
Si è parlato di tutto questo, e di molto altro a livello nazionale e regionale, venerdì sera, durante l’assemblea organizzata dal Movimento 5 stelle e dalla lista civica Decidi anche tu su “I danni delle ultime alluvioni”. La Sala “Laura Conti” nei locali ex Coop di via Curiel, ad Agliana, straboccava di gente. Moltissimi i cittadini legati a Grillo e attivi nei gruppi della Piana pistoiese e pratese venuti lì per ascoltare il professor di geomorfologia dell’Università di Ferrara Paolo Billi, il professor di geologia applicata dell’Università di Firenze Nicola Casagli, il dottor Maurizio Romani, parlamentare 5 stelle e vicepresidente della commissione sanità del Senato, e il vicepresidente della commissione difesa della Camera dei deputati Massimo Artini.
Alluvioni. Aprono l’assemblea le immagini del 21 ottobre scorso. Le rotaie a Stazione sommerse d’acqua, il sottopasso colmo fino all’orlo, la Bure tracimata e la Brana che ha rotto gli argini. «Non è un evento eccezionale e il territorio è mal gestito – spiega il professor Billi – Queste “bombe d’acqua” e queste piene sono ormai un fenomeno ricorrente e le zone più soggette si conoscono».
Poi mostra le “strettoie” dei torrenti realizzate dall’uomo. L’Agna va dai suoi 25 metri a monte, ai 10 a valle: «accanto al restringimento c’è l’inceneritore» come spiega il consigliere aglianese Luigi Colangelo di Decidi anche tu. L’Ombrone: da 76 metri a monte, a 45 a valle. «Chi l’ha fatta questa roba qui? Qui bisogna essere un fervente credente per sperare che non succeda qualcosa. Chi ha dato i permessi per restringere i fiumi?» commenta Billi facendo vedere alcuni casi a Ferruccia, zona nord. «La prima soluzione – dice – sarebbe quella di far rispettare le leggi: se i Comuni lo facessero sarebbe un gran passo avanti».
Tutti, parlamentari e professori, denunciano le scarse risorse destinate agli interventi per la messa in sicurezza del territorio. Basti pensare che dopo l’alluvione di Firenze del ’66 – come spiegato da Casagli - la Commissione de Marchi fece un piano che, con la moneta attuale, prevedeva interventi per 76miliardi di euro in 30 anni (circa 2miliardi e mezzo all’anno). Ciò che ancora oggi viene destinato al dissesto idrogeologico è una briciola rispetto a quel piano.
Inceneritore. «Sul fatto che gli inceneritori siano dannosi per la salute, ormai in Commissione sanità siamo quasi tutti d’accordo» sottolinea il dottor Romani. L’argomento, ovviamente, è uno dei più caldi per la cittadinanza.
«Le mappe del pericolo idraulico (Pai, Piano stralcio assetto idrogeologico, ndr) – interviene Giacomo Sardi, cittadino aglianese che fa parte del locale Movimento 5 stelle - mostrano che l’inceneritore di Stazione è costruito in una “v” tra la Bure e l’Agna. A 5-10 metri ha una zona Ip4 (massimo rischio, ndr), e per due lati confina con aree Ip3. Voi – chiede ai professori – avreste dato parere favorevole alla costruzione?».
Da Billi e Casagli arriva risposta negativa. «Lì – commenta il docente dell’Università di Ferrara – ci avrei fatto solo una cassa d’espansione». E ancora: Sardi chiede della pericolosità della «discarica di ceneri tossiche sepolte sotto l’impianto» (risalgono agli anni Ottanta), la cui esistenza è stata ufficialmente ammessa dall’assessore provinciale all’ambiente Rino Fragai già la scorsa estate.
«Se c’è davvero una discarica – risponde Billi, che non è a conoscenza del fatto – sicuramente quelle scorie tossiche rilasciano sostanze inquinanti nella falda». Dalla Provincia, a luglio, avevano invece rassicurato circa i possibili rischi, ribadendo che non c’era alcun pericolo per la popolazione. «Io in una zona del genere – conclude Casagli – non c’avrei costruito assolutamente niente».
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