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Pistoia

Amianto, la procura continua ad indagare

Amianto, la procura continua ad indagare

Ma quasi tutti i fascicoli che vengono aperti ad ogni morte di un ex operaio Breda sono destinati all’archiviazione

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PISTOIA. Per i familiari delle decine e decine di operai morti quella del risarcimento civile continua ad essere la via privilegiata – e forse ormai l’unica – per ottenere giustizia. Troppi anni sono passati dai tempi in cui alla Breda si lavorava con l’amianto, quasi tutti i responsabili che si sono succeduti alla guida dello stabilimento pistoiese sono ormai scomparsi, e comunque sarebbe estremanente difficile ripartire tra di loro le eventuali colpe penali a seconda dei periodi di esposizione delle singole vittime. L’archiviazione, di fronte a tali ostacoli, arriva inevitabilmente quasi sempre.

Ma non per questo la procura della Repubblica di Pistoia assiste indifferente alla strage che la micidiale fibra sta continuando a fare tra i pensionati dell’azienda ferroviaria. Ad ogni nuova vittima del cancro, a palazzo di giustizia viene aperto un nuovo fascicolo per omicidio colposo. Com’è avvenuto venerdì in seguito alla scomparsa di Mauro Bertucci, pensionato Breda dal 1995, stroncato a 67 anni da un mesotelioma pleurico, unica forma tumorale riconducibile con assoluta certezza ed unicamente alle fibre di amianto inalate nei polmoni.

Titolare di tutti questi fascicoli è il sostituto procuratore Luigi Boccia, che in questi anni ha addirittura formato in prima persona una squadra di medici Asl-ufficiali di polizia giudiziaria, specializzati nel portare avanti il tipo di accertamenti necessari per far luce su tale tipo di decessi. Un tipo di figura professionale che non c’era ai tempi delle indagini che portarono al processo per l’amianto killer alla Breda, la cui sentenza di assoluzione, nel giugno 2004, pesa indubbiamente come un macigno anche sulle attuali indagini.

Insomma, in procura sulle morti come quella di Mauro Bertucci si sta continuando a lavorare. Ogni caso viene valutato singolarmente, applicando il protocollo siglato nel 2011 dalla procura generale di Firenze (alla cui definizione partecipò lo stesso pm Boccia) con le singole procure e le Asl toscane e relativo alla gestione delle notizie di reato relative alle malattie professionali da cui derivano lesioni gravi o gravissime o la morte.

Mentre i decessi causati da mesotelioma non comportano per la procura la necessità di far eseguire un’autopsia, quelli riconducibili ad altre forme tumorali richiedono tale esame per accertare il numero di fibre di amianto presenti negli alveoli polmonari della vittima: se il numero supera i parametri massimi per il riconoscimento dell’esposizione, le indagini vanno avanti.

Tra i fattori che vengono presi in esame dopo questo screening iniziale, vi sono quindi il periodo in cui la vittima ha lavorato in Breda e se abbia o meno lavorato anche in altre aziende a rischio. Indispensabile infatti è per il pm collegare causalmente la morte ad un’inequivocabile fonte di esposizione per ipotizzare eventuali responsabilità penali. Ma anche quando ciò avviene, l’archiviazione del caso diventa spesso inevitabile in quanto il datore di lavoro di quel tempo (in Breda si cessò di spruzzare amianto nel 1982) risulta ormai morto oppure perché non è possibile attribuire colpe ad una persona ben individuabile tra i vari datori di lavoro che si sono succeduti durante la carriera lavorativa dell’operaio deceduto.

Massimo Donati

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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