Sicurezza
«Siamo disperati, non delinquenti»
Parlano il corriere e il complice che hanno finto una rapina per dividersi 300 euro. «Non sappiamo come pagare le bollette»
PISTOIA. «É vero, abbiamo fatto finta di aver subito una rapina per dividerci i soldi incassati. Ma non siamo delinquenti, non è questo il nostro Dna. È che non abbiamo soldi, siamo disperati, e in queste situazioni il cervello gira, gira, e ti porta a fare anche cose sbagliate».
Ci tengono a raccontare la loro versione della storia i due pistoiesi denunciati l’altro ieri dalla squadra mobile per aver simulato una rapina ai danni di uno di essi, che lavora per un’azienda di autonoleggio e fa in sostanza il corriere. «Non siamo delinquenti – ripete Giacomo (il nome è inventato; i due ci tengono a non veder pubblicati i loro dati anagrafici), pistoiese, 39 anni – si è visto anche da come ci siamo fatti scoprire quasi subito. Non siamo buoni a fare queste cose, abbiamo proprio fatto una bella figura di m...».
Sono due storie molto simili, quelle che raccontano Giacomo e il suo amico. «Sono stato licenziato il 19 luglio scorso – spiega il corriere – e con i miei precedenti datori di lavoro ci siamo lasciati male. Non hanno voluto darmi contributi né altro. Il 4 novembre scorso ho trovato questo lavoro di corriere. Mi danno uno stipendio di 4,16 euro l’ora con un contratto di 25 ore la settimana. Ma io in realtà lavoro molto di più, anche dodici ore al giorno. Lavoro, lavoro, poi in mano non mi resta quasi nulla. Devo fare la spesa, ho un bimbo piccolo, non so come fare. Per andare al lavoro mi devo svegliare di notte e andare a piedi. La macchina ce l’avrei, ma non la posso usare perché non ho i soldi per il Gpl».
«Io è lo stesso – incalza l’amico – il 20 settembre scorso sono stato licenziato dalla ditta di Pistoia dove lavoravo e da allora sono in attesa di un posto. Nel frattempo collaboro con persone che conosco, faccio lavoretti saltuari, cerco di arrangiarmi. Ma andare avanti in queste condizioni è impossibile. L’altro giorno, mercoledì, quando abbiamo fatto quella cosa là, avevo da pagare delle bollette scadute».
L’amico ci tiene anche a precisare di non essere un tossicodipendente, come invece era emerso in un primo tempo. «Ma a parte questo, i fatti si sono svolti come è stato raccontato sulla stampa».
Erano le 17,30 di mercoledì scorso. Giacomo ha quasi finito il suo giro di consegne, si ritrova con un portafogli pieno di trecento euro. Soldi che non bastano certo a risolvergli i problemi, ma che possono concedergli qualche giorno di respiro. Vale la pena correre il rischio, anche perché l’idea che gli è venuta sembra facile facile: far sparire i soldi, chiamare la polizia, inventarsi una rapina. L’amico confermerà la storia e tutto andrà a posto.
Così i due si mettono all’opera, inventano la finta rapina, chiamano la polizia. Ma gli agenti hanno l’occhio clinico, ci mettono poco a scoprire che la storia è fasulla, incalzano di domande il testimone fasullo. Che alla fine cede e racconta tutto. Poco dopo anche Giacomo confessa. Per loro niente soldi, ma una denuncia per simulazione di reato e procurato allarme.
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