Il Tirreno

Pistoia

più poveri e meno persone disposte a dare una mano

Si dimezza la raccolta alimentare

Crescono le richieste ma le donazioni calano di oltre il 40 per cento

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QUARRATA. A Quarrata diminuiscono le donazioni nella giornata della colletta alimentare e aumentano le famiglie che si rivolgono alla Caritas per ottenere il pacco con pasta e biscotti. Due facce della stessa medaglia. A dare notizia del picco negativo della raccolta del 30 novembre scorso, fatta all’interno di 5 supermercati quarratini, è il direttore del Pozzo di Giacobbe, la onlus che gestisce il servizio Banco alimentare. «A Quarrata – spiega infatti Rossano Ciottoli – c’è stata una diminuzione di oltre il 40% nel quantitativo raccolto rispetto al 2012». Il dato, dice, deve far riflettere, soprattutto alla luce del risultato nazionale: che è sì negativo (9037 tonnellate nel 2013, a fronte delle 9622 dell’anno precedente) ma non certo paragonabile al picco quarratino. In Toscana inoltre, la raccolta ha segnato addirittura un +1%. I nuovi volti che si sono rivolti alla Caritas e al servizio Banco alimentare del Pozzo sono quasi tutti italiani. Si affaccia chi, a cinquantenni o più, ha perso il lavoro perché l’azienda ha chiuso i battenti. Troppo “vecchio” per un contratto, troppo giovane per la pensione. E poi ci sono i cassintegrati e i pensionati. La presenza dei cittadini italiani che si rivolgono ai gruppi quarratini, dal 2008 in poi ha superato quella della componente straniera. Le percentuali sono state ribaltate. Nel 2012 sono passate dal servizio Banco alimentare di Quarrata 119 famiglie. Tra queste: 76 italiane e 43 di origine straniera, soprattutto albanese. Valentina Chericoni, responsabile del servizio Banco alimentare per l’associazione di via Fiume, parla chiaro: «Il pacco con gli alimenti dovrebbe essere soltanto un tampone. Questo intervento, da solo, non ha alcuna efficacia. Anzi, in alcuni casi rischia di diventare una dipendenza che non porta a nessun risultato e che è anche una spesa per tutta la comunità. E il fatto che oggi – continua Chericoni – il Banco stia assumendo sempre più una capacità “strategica”, come se fosse la sola risposta da dare insieme a poche altre (ad esempio i contributi per l’ affitto o per le bollette, ndr), la dice lunga sul sistema in cui viviamo. Ci sono persone che vengono qui dal 2008. Se non c’è un percorso verso l’autonomia, il pacco rischia di creare solo dipendenza». «Il servizio – ribadisce anche Ciottoli – deve rispondere all’esigenza e all’emergenza del momento, altrimenti diventa deleterio. Occorrono politiche attive che possano incidere davvero sulla condizione dei cittadini, e non azioni che alla lunga servono a perpetuare questa situazione di difficoltà». L’unico vero problema da risolvere, chiaramente, è quello del lavoro. I nuovi volti che negli ultimi anni hanno visto sia al Pozzo che alla Caritas, sono quelli di quarratini disoccupati o cassintegrati. In 3 anni, dal 2010 ad oggi, al servizio d’ascolto della onlus di Quarrata, hanno lasciato il proprio nominativo in 114: tutti alla ricerca di un lavoro, ancora oggi. In prevalenza sono donne, anche italiane.

Beatrice Faragli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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