Il dolore
Scoperte 18 ditte cinesi, tutte al nero
In soli 5 mesi del 2013 a Quarrata e grazie alle indagini serrate del maresciallo Salvatore Maricchiolo
QUARRATA. Il «Far West» pratese è a una manciata di chilometri, eppure a Quarrata e Agliana le aziende cinesi irregolari che sono riuscite a insediarsi sul territorio rappresentano l’eccezione e non la regola. Se nella Piana un blitz contro la concorrenza sleale, la merce contraffatta e il lavoro nero fa ancora notizia, parte del merito va sicuramente ai controlli continui effettuati nel tempo dalle forze dell’ordine.
Anni di accertamenti sul territorio da parte della Stazione dei Carabinieri di Quarrata, sotto la guida del luogotenente (ma in realtà è un classico, vecchio maresciallo della Benemerita sempre in servizio, giorno e notte) Salvatore Maricchiolo, insieme al Nucleo ispettorato del lavoro (che i carabinieri hanno istituito alcuni anni fa per affiancare gli ispettori del lavoro), hanno contribuito a stroncare qualsiasi tentativo di radicamento. Di aziende pratesi come “Teresa moda” in cui domenica mattina sono morti carbonizzati 7 operai cinesi, che vivevano in condizioni estreme all’interno del capannone, in angoli di fortuna ricavati con il cartongesso, nell'area quarratina se ne trovano sempre meno.
Ne hanno scovata una ad Agliana, in via Rossini, un mesetto fa. Pochi operai, alcuni clandestini, che lavoravano e abitavano all’interno del capannone sequestrato dalle forze dell’ordine.
Il blitz, anche in questo caso, ritrae una piaga sì esistente nel tessile e nel mobile della Piana, e specialmente nelle confezioni e nell’imbottito, ma che non si può definire nemmeno “cugino” del dramma pratese, descritto come un «Far West» dal procuratore capo della Repubblica di Prato Piero Tony all’indomani della strage.
Un risultato dovuto a una serie di fattori, che vanno dall’ambito sociale a quello storico, a cui hanno contribuito anche gli accertamenti continui effettuati dal 2004 in poi, e sicuramente la natura più piccola e più sorvegliabile (nonostante le scarse risorse a disposizione) dei territori della Piana.
All’inizio del 2013 i controlli, già serrati, sono stati persino intensificati a Quarrata, Agliana e Montale, tanto che nei primi 5 mesi dell’anno l’Arma ha individuato 18 ditte cinesi irregolari: numeri significativi che vanno letti proprio alla luce del potenziamento nei monitoraggi.
Negli ultimi 9 anni i carabinieri di Quarrata hanno sequestrato merce contraffatta per 5 milioni di euro.
Tra le maxi operazioni portate a termine, c’è quella delle 8mila paia di scarpe Nike e le 500 borse Louis Vuitton, ovviamente false, scovate nell’estate del 2008 in un capannone di via Baronciatica, e poi la “chinatown” scoperta nel 2011 in alcuni edifici tra Casini e Catena.
Resta da dire che una cosa è l’insediamento fisico della manodopera e delle ditte irregolari, e un’altra – ben diversa – è il ricorso da parte delle aziende locali alle realtà che operano fuori da ogni normativa, a costi bassissimi.
Che a Quarrata non ci siano migliaia di capannoni in cui decine di operai cinesi lavorano senza sosta e per pochi euro su maglie e fusti, non significa che la città non si appoggi a questo tipo di aziende, che però sono altrove, ad esempio a Montemurlo.
Due settimane fa, in occasione dello sciopero generale contro la legge di stabilità decisa dal governo Letta, un gruppo di lavoratrici del mobile di Quarrata parlò proprio con i cronisti del dilagare del lavoro nero anche nella realtà locale. Cinese e non, una piaga che non si può
giustificare solo con la crisi che porta tanta gente ad accettare di lavorare al nero. E al tempo stesso tante piccolo aziende ad entrare nella irregolarità, oberati come sono da tasse e contributi e con un mercato che richiede veramente solo low cost.
Perchè questa è la condizione di chi lavora nel settore delle confezioni e del Pronto Moda.
Tornando ai cinesi a Quarrata. Da segnalare che in questo 2013 è stato chiuso, da parte dei vigili urbani di Quarrata, anche un’attività commerciale tutta in mano ai cinesi.
Ci fu un’inaugurazione alla grande, con un certo sollievo in città perchè rinasceva un’attività importante, ma poi – al primo controllo da parte della polizia municipale, venne fuori che mancavano dei permessi necessari per tenere aperto.
Insomma Quarrata al momento sembra salva dalla marea cinese ma non si sa ancora per quanto.
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