Sicurezza
A giudizio per l’omicidio del fratello
Artigiano scomparso nel nulla da tre anni, iniziato in Corte d’assise il processo
PISTOIA. L'ultima volta fu visto la mattina del 30 aprile 2010. Da allora, di Rosario Orefice, artigiano di 41 anni, titolare di una verniciatura a Casalguidi, più nessuna notizia. Svanito nel nulla. Ieri mattina, dopo quasi tre anni e mezzo dalla scomparsa, davanti alla Corte d’assise di Firenze si è aperto il processo per omicidio premeditato e soppressione di cadavere. Sul banco degli imputati, il fratello dello scomparso, Luigi Orefice, 45 anni, residente a Pistoia. Un processo per omicidio “anomalo”, in quanto, appunto, della presunta vittima, del cadavere, non è mai stata trovata alcuna traccia nel corso delle approfondite e lunghe indagini portate avanti dagli investigatori della Squadra mobile della questura, sotto la direzione del sostituto procuratore Francesco Sottosanti. Ma nonostante ciò, gli inquirenti sono certi della colpevolezza di Luigi Orefice, tanto che il pm, nel corso delle indagini, ha chiesto nei suoi confronti per ben tre volte (al gip del tribunale e al tribunale del riesame) la misura della custodia cautelare in carcere. Richiesta sempre respinta.
Secondo l'ipotesi accusatoria, il movente che avrebbe spinto Luigi Orefice ad uccidere il fratello sarebbe di natura economica.
L’udienza di ieri mattina è stata dedicata interamente alla fase dell’ammissione delle prove documentali e delle testimonianze. Il pm ha chiesto l’acquisizione delle intercettazioni eseguite dalla polizia ma l’avvocato difensore, Guido Tesi, ha chiesto e ottenuto che queste siano trascritte da un perito. L’incarico sarà affidato il 9 gennaio prossimo.
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