Il Tirreno

Pistoia

Servono più di 41 milioni per gli argini

Sono 92 gli interventi contenuti nel piano di ripristino inviato in Regione per i torrenti pistoiesi, per un totale di 41,5 milioni di euro. È questa, secondo i tecnici del Consorzio di bonifica...

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Sono 92 gli interventi contenuti nel piano di ripristino inviato in Regione per i torrenti pistoiesi, per un totale di 41,5 milioni di euro. È questa, secondo i tecnici del Consorzio di bonifica Ombrone Bisenzio la cifra necessaria a mettere in sicurezza il territorio provinciale. Una somma che cresce con il ripetersi di eventi calamitosi ritenuti fino a pochi anni fa eccezionali e che causano nuove frane e rotture arginali. «Se piove ancora come il 21 ottobre - commenta Bargellini - ci saranno nuovi danni sugli argini. Magari altri 2 milioni di euro che si andranno a sommare alla cifra già stimata. È una rincorsa infinita».

Nel caso venisse eletto Bargellini dichiara di voler riproporre l’accordo tra Consorzio, Provincia, Comuni e Regione Toscana. «Lo avevo proposto all’indomani dell’alluvione del 2009, ed eravamo tutti d’accordo, tranne il Comune di Pistoia, che non poteva stanziare i 200mila euro richiesti». L’idea è quella di un mutuo da estinguere nell’arco di 5-6 anni. «Penso all’accensione di un mutuo da 10-12 milioni di euro per gli interventi di manutenzione straordinaria più urgenti sui torrenti a rischio: Brana, Bure, Ombrone, Stella. L’assessore al demanio idrico Mauro Mari ha avuto notizie ufficiose dello stanziamento da parte della Regione Toscana di 6 milioni di euro per il 2014. Servirebbero 41 milioni, fate voi...».

Il piano stralcio consortile dovrebbe essere rivisto, sostiene Bargellini. «È un piano rimasto fortemente indietro. Erano previsti 15 milioni di metri cubi di casse d’espansione in Toscana, ad oggi ne sono stati realizzati circa 4 milioni. Nella Piana, pensiamo che alla Querciola doveva essere realizzata anche una cassa per le acque alte da un milione di metri cubi e non sarà fatta per mancanza di fondi. La cassa sul Quadrelli, dai 70mila metri cubi previsti, è scesa a 25mila. Le risorse da destinare alla sicurezza idrogeologica sono da riconsiderare alla luce dell’antropizzazione del territorio, dell’acqua non più trattenuta da un reticolo rimasto inalterato e dei cambiamenti climatici intercorsi negli ultimi 15 anni». (t.g.)

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