Il Tirreno

Pistoia

Breda sciopera e fa appello a Letta

Breda sciopera e fa appello a Letta

Stamani braccia incrociate per bloccare la divisione in due società e la messa sul mercato dell’azienda

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PISTOIA. Ora l’obiettivo di tutti – sindacati e Comune – è quello di coinvolgere il governo, in particolare il presidente del consiglio Enrico Letta in persona.

È con questa parola d’ordine che oggi all’AnsaldoBreda i lavoratori incroceranno le braccia. L’astensione dal lavoro durerà un’ora, dalle 10 alle 11: tute blu e impiegati presideranno la portineria di via Ciliegiole e si incontreranno con la stampa.

La chiamata in causa del presidente del consiglio appare al momento l’unica carta da giocare per mettere i bastoni tra le ruote al ridisegno del futuro di AnsaldoBreda che Finmeccanica sta portando avanti già da mesi e che è stato ribadito nel corso dell’ultimo consiglio di amministrazione della holding guidata da Alessandro Pansa.

In pratica l’operazione fondamentale è quella di dividere AnsaldoBreda in due società distinte: una “newco”, della quale si conosce già anche il nome, “Inmove”, che ingloberebbe i due principali centri produttivi di Pistoia e Napoli, conservando le attività redditizie, come la costruzione delle metropolitane e i treni dell’alta velocità; e una “bad company”, sulla quale verrebbero scaricate le commesse arenate o in difficoltà (prima tra tutte quella per i treni V250 ripudiati dalle ferrovie belghe e olandesi), i debiti che appesantiscono i bilanci e le fabbriche di minori dimensioni, vale a dire quella di Reggio Calabria e quella di Palermo.

Per quest’ultimo stabilimento, che alla fine dell’anno terminerà il lavoro, è prevista la richiesta di cassa integrazione a partire da gennaio 2014. Palermo è specializzata nelle attività di revamping, vale a dire l’ammodernamento dei convogli ferroviari. Nello stabilimento, che si trova a Carini, lavorano 164 persone.

Le segreterie territoriali dei sindacati metalmeccanici (Fim, Fiom, Uilm, Ugl) sottolineano che nei piani di Finmeccanica non è individuabile nessuna traccia di un piano industriale di rilancio del settore ferroviario, néinvestimenti in materiali, personale o nuovi prodotti. Insomma, la strategia della holding pubblica sarebbe – in questa fase – solo quella di vendere per liberarsi del peso finanziario di un’azienda che ha chiuso in rosso i bilanci degli ultimi 8 anni.

Di fronte a tutto ciò, come detto, il governo Letta rappresenta l’ultima carta da giocare. Visitando lo stabilimento AnsaldoBreda il 14 ottobre, il ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato aveva rassicurato tutti: «Vogliamo una Breda italiana» aveva detto. E pochi giorni prima, in tv, era stato lo stesso presidente del consiglio Letta ad evocare la possibile nascita di un polo nazionale ferroviario. Insomma, una strategia ben diversa da quella di Finmeccanica.

«Non condividiamo – scrivono i sindacati a proposito di quest’ultima – quest’idea di dismissione che porterà, entro pochi anni, alla scomparsa dell’ultima azienda produttrice di materiale rotabile presente a livello nazionale. Chiediamo alla presidenza del consiglio di convocarci urgentemente e di iniziare ad occuparsi della nostra vertenza». La richiesta è anche al presidente della Regione Enrico Rossi perché favorisca il coinvolgimento del governo, magari in collaborazione con le altre regioni sedi di stabilimenti Breda (Campania, Calabria e Sicilia).

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