Il Tirreno

Pistoia

Sempre più italiani in cerca di aiuto ai centri della Caritas

di Elisa Pacini
Sempre più italiani in cerca di aiuto ai centri della Caritas

Troppa gente non crede di più di ritrovare un lavoro Non basta solo dare loro del cibo o pagare le bollette

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PISTOIA. Sempre più italiani, sempre meno scolarizzati, più sfiduciati verso il mondo del lavoro e risucchiati via dal tessuto sociale sgretolato da debiti e precarietà familiare. Cronache da una Pistoia fatta di storie di “ordinaria disperazione”, come le ha ben definite Francesca Meoni, della Caritas Diocesana, commentando il dossier 2013 sulle povertà e le risorse presentato ieri mattina in una gremita aula magna del Seminario Vescovile.

Segno che la città – autorità civili, associazioni, sindacati, fino ai ragazzi delle scuole superiori, seduti nelle prime file – è comunque attenta al messaggio che negli anni ha lanciato la Caritas di Pistoia. E per questo in tanti si sono stretti a fianco del direttore Marcello Suppressa, al suo vice Don Paolo Tofani, agli operatori e ai volontari che quest'anno festeggiano con tante iniziative il 40º anniversario dalla nascita della Caritas in città per opera di suor Delfina Pecchiola, che ha aperto i lavori con il suo saluto carico di umanità, tornando per un giorno in una città a cui ha dato tanto prima del suo trasferimento a Torino.

Un messaggio duro da accettare perchè la situazione, in una provincia scossa dalla crisi economica nei suoi settori trainanti, vede quasi 5.000 persone che in qualche modo sono toccate dai servizi Caritas attraverso le 1.861 persone seguite singolarmente dai centri d'ascolto diocesani da gennaio a novembre 2013 (dato in linea con le 1.885 del 2012). Ma un messaggio che non può non far intravedere una speranza all'orizzonte, come sempre nel modo d'operare di Caritas che, per il secondo anno consecutivo, ha chiamato il suo rapporto sulle povertà “rEsistiamo” con la E maiuscola delle tante persone che vogliono resistere per esistere, tanto che un lungo capitolo del dossier è dedicato alle buone prassi e ai progetti nati sulla base dei bisogni di chi chiede aiuto.

Un aiuto che, come ha ben spiegato Giovanni Cerri, coordinatore e relatore dell'Osservatorio sulle povertà e le risorse, è tornato in generale ad essere sempre di più di tamponamento all'emergenza quotidiana. E lo si vede nell'aumento costante nell'ultimo quinquennio (2009-2013) di richieste di beni e servizi (viveri e vestiario, che spinge il 54,2% delle persone seguite dai Centri d'ascolto) e soprattutto di sussidi economici per il pagamento delle bollette o dell'affitto, che salgono dal 10,1% delle richieste del 2011 al 21,2% di quest'anno.

Il lavoro che manca, non è tra le principali richieste degli utenti dei centri d'ascolto (anche se solo il 12% si dichiara occupato), ma emerge prepotentemente tra i problemi familiari che subiscono una preoccupante impennata: dal 6,9% del 2010 al 17,4 del 2013. Si tratta per lo più di problemi dovute alla disoccupazione di un altro membro del nucleo familiare.

«Questo dato ci deve far riflettere – ha detto Meoni – e non è solo legato al fatto che il centro d'ascolto non è un centro per l'impiego. Vuol dire che c'è una grossa sfiducia nella possibilità di trovare un lavoro e questo impone scelte quotidiane drastiche, che sempre di più spingono alla ricerca del necessario per vivere: il cibo, il pagamento delle bollette della luce e dell’acqua. Ascoltiamo storie di persone che ormai vivono nella precarietà totale e quindi nella disperazione: si sta creando un clima sociale fatto di famiglie sgretolate, dove la comunicazione diventa violenta. Comunicare questo per noi di Caritas è un'urgenza».

La crisi delle famiglie è ormai una triste costanza nei dossier degli ultimi anni, che rilevano come il centro d'ascolto non sia più solo un posto a cui rivolgersi in situazioni d'emergenza ma diventa un vero punto di riferimento. La media delle visite al centro è passata dalle 3 annuali del 2009 alle 6 di quest'anno: cioè una volta ogni due mesi le persone ricorrono ai centri Caritas per nuovi problemi. Quasi il 50% delle persone ascoltate, ha ormai un rapporto costante con i centri, dove la metà degli utenti sono italiani, dato questo tutto pistoiese visto che nella regione Toscana gli stranieri ascoltati rimangono il 75%. Singolare evidenziare che delle 1.861 persone ascoltate finora nel 2013, il 23% sono nuovi utenti (in particolare il 24% degli italiani e il 31% degli stranieri anche di lunga residenza in Italia). L'età media è sempre più alta (49 anni per gli italiani, 39 per gli stranieri) mentre a scendere è il livello di istruzione, che per il 76,3% non hanno più del titolo di licenza media inferiore. Una città di nuovi poveri? No, come dice la Caritas: una città di nuovi volti che vivono vecchie criticità.

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